Redazione

18 maggio 2026 19:02

Foto di repertorio

Un call center centralizzato all'ombra della Madonnina per gestire un lucroso e capillare giro di prostituzione nel Nord-Est del Paese. I carabinieri di Sedico, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Belluno, hanno smantellato una fitta rete di finti centri estetici e massaggi che operavano nei comuni veneti di Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina. L'indagine, ribattezzata in modo emblematico operazione "Happy Ending", ha svelato un business illegale capace di fruttare fino a 60mila euro al mese.A capo dell'intera organizzazione c'era una donna di nazionalità cinese residente a Milano. Era lei la vera e propria mente operativa che, dal capoluogo lombardo, controllava a distanza ogni singolo dettaglio della filiera.Il centralino a Milano e il furgone della logisticaIl meccanismo era oliato e strutturato come un'azienda. La donna gestiva i contatti attraverso un numero telefonico di riferimento inserito nei principali siti di annunci di incontri. Rispondeva alle chiamate, concordava le tariffe e gli appuntamenti, e forniva ai clienti le indicazioni dettagliate per raggiungere le strutture, che erano volutamente prive di insegne e difficilmente individuabili dall'esterno.Sempre da Milano, la maitresse pianificava il turnover continuo delle ragazze e gestiva i rifornimenti. Un complice, alla guida di un furgone che faceva costantemente la spola tra le varie sedi, consegnava i beni di prima necessità e la biancheria direttamente nei centri, evitando così che le donne dovessero uscire.Segregate in casa e turni ogni 20 minuti: i numeri del racketAll'interno degli appartamenti i militari hanno trovato 23 donne di origine asiatica, di età compresa tra i 40 e i 50 anni, che vivevano in condizioni di totale isolamento e sudditanza psicologica ed economica. Le stanze venivano lasciate raramente e la quotidianità delle donne era interamente scandita dall'arrivo dei clienti.Le prestazioni avevano tariffe fisse comprese tra i 50 e i 100 euro. Il denaro contante veniva immediatamente nascosto in borse o intercapedini delle stanze e, a fine giornata, ogni ragazza doveva inviare alla donna a Milano il resoconto degli incassi tramite messaggi o appunti scritti.I carabinieri hanno documentato una media di circa 7 clienti al giorno per ciascuna struttura, con un viavai continuo e appuntamenti fissati ogni 20 o 30 minuti. Nel solo centro di Sedico, in appena due settimane di appostamenti e monitoraggio, gli investigatori hanno accertato ben 106 ingressi.Sequestri e provvedimenti giudiziariNel corso delle perquisizioni scattate nei tre centri massaggi, i carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro oltre 1.300 preservativi e un manoscritto contenente la contabilità occulta dei guadagni, fondamentale per ricostruire i flussi finanziari dell'organizzazione.L'attività investigativa ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 11 persone, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, ritenute responsabili a vario titolo di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per i due vertici della rete – la donna cinese di base a Milano e l'uomo addetto alla logistica dei centri – il gip del tribunale di Belluno ha emesso la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia veneta.