Genova – Il 20 maggio si celebra il World Organizing Day, la giornata mondiale dell’organizzazione. Nell’era del “troppo” — troppi oggetti, troppe notifiche, troppe informazioni — il rischio burnout è sempre più diffuso. Nelle case accumuliamo molto più di ciò che utilizziamo davvero; online continuiamo ad acquistare spazio di archiviazione per contenere file, foto e applicazioni che spesso non ci servono. Vivere in ambienti disordinati e sottoposti a continue interruzioni non ha conseguenze soltanto sulla produttività, ma anche sul benessere psicologico. Diversi studi, tra cui una ricerca del CELF dell’University of California di Los Angeles, evidenziano come chi vive o lavora in spazi caotici presenti livelli più elevati di stress e cortisolo, l’ormone legato alla tensione psicofisica. Non sorprende quindi che negli ultimi anni siano cresciuti in modo significativo l’interesse e la ricerca di soluzioni legate al decluttering, all’organizzazione domestica e alle strategie di produttività personale, come confermato anche dai trend di ricerca su Google Trends: è qui che entrano in gioco i professional organizer (qui l’articolo su due professioniste genovesi). Non un coach o una domestica, ma una figura che aiuta a gestire le nostre risorse esauribili: tempo, spazio, energie e concentrazione. Ad Alessandra Janousek, che è la presidente nazionale dell'Associazione Professional Organizers Italia (APOI), abbiamo quindi chiesto tutto quello che avremmo sempre voluto sapere sull’organizzazione e non avevamo mai osato chiedere. “Innanzitutto lo spazio, domestico, lavorativo o personale, è il punto di partenza per un benessere profondo: non si tratta solo di "mettere in ordine", ma di ascolto e soluzioni su misura che favoriscono produttività negli uffici, nelle aziende, nella scuola, efficienza negli spazi condivisi, motivazione e supporto nelle fasi di transizione della vita, come traslochi, lutti o cambiamenti familiari – esordisce la presidente di APOI – I nostri professionisti operano in ambiti diversi, casa, lavoro, azienda, famiglia, scuola e istruzione, salute e benessere, trasformando l'organizzazione in uno strumento concreto per una vita più serena e sostenibile, partendo dallo spazio esterno per portare ordine interiore ed equilibrio”. Donne e uomini: la questione dei ruoli di genere nell'ambito organizzazione e ordine. “Per molto tempo l’organizzazione domestica è stata associata quasi esclusivamente al ruolo femminile. Oggi però stiamo assistendo a un cambiamento culturale importante: organizzare non significa “fare le faccende”, ma gestire meglio tempo, energie, spazi, economie e relazioni. È una competenza trasversale che riguarda tutti, indipendentemente dal genere e dall’età. Come APOI lavoriamo proprio per diffondere una cultura dell’organizzazione più equa, sostenibile e condivisa, sia in casa sia nel lavoro. Quando l’organizzazione diventa responsabilità comune, migliora il benessere di tutta la famiglia e diminuisce il carico mentale che spesso grava sulle donne”. I 5 errori di organizzazione che stressano la vita di tutti i giorni “1) Accumulare senza criterio: tenere troppo rende difficile trovare ciò che serve e aumenta il senso di caos. 2) Non avere routine semplici: piccole abitudini quotidiane aiutano a prevenire il disordine cronico. 3) Organizzare senza conoscere le proprie abitudini e i propri obiettivi: i sistemi funzionano solo se sono realistici e sostenibili per chi vive lo spazio e il tempo. 4)Voler fare tutto perfettamente: l’organizzazione non è perfezione estetica, ma funzionalità e benessere. 5) Trascurare il “disordine invisibile”: agenda mentale sovraccarica, notifiche continue ed uso dei mezzi digitali h 24 tali disordinati incidono sullo stress quanto il caos fisico. L’organizzazione non serve ad avere una vita “da copertina”, ma a vivere con meno fatica e maggiore serenità”. Qual è il confine tra una casa vissuta e una casa disordinata? Quando dobbiamo iniziare a preoccuparci? Una casa vissuta racconta la vita di chi la abita: è normale che ci siano oggetti in uso, tracce della quotidianità, momenti di caos. Il problema nasce quando il disordine inizia a limitare il benessere e la funzionalità degli spazi. Se perdiamo continuamente tempo a cercare le cose, se alcune stanze diventano inutilizzabili, se il caos genera stress, conflitti o senso di sopraffazione, allora è il momento di fermarsi e ripensare l’organizzazione. Non esiste uno standard estetico universale: una casa organizzata è una casa che funziona per le persone che la vivono. Spesso accumuliamo per nostalgia o ansia del futuro. Come ci si distacca emotivamente dagli oggetti? “Gli oggetti spesso rappresentano ricordi, identità, sicurezza o aspettative. Per questo il decluttering non è mai solo un gesto pratico, ma anche emotivo. Distaccarsi non significa cancellare i ricordi, ma scegliere consapevolmente cosa ha ancora un valore reale nella nostra vita presente. È importante procedere gradualmente e con rispetto per le proprie emozioni. A volte basta conservare pochi oggetti davvero significativi per alleggerire gli spazi senza perdere la memoria affettiva legata a un periodo della vita”. Qual è la stanza o l'angolo della casa che di solito manda più in crisi gli italiani? “Molto spesso le aree più critiche sono quelle “ibride”, cioè gli spazi che raccolgono funzioni diverse: ingressi, tavoli della cucina, ripostigli, scrivanie o camere usate anche come ufficio. Sono punti della casa dove si accumulano oggetti in transito, documenti, acquisti, cose da sistemare “più tardi”. In particolare, dopo gli anni dello smart working, molte persone fanno fatica a gestire il confine tra spazio personale e spazio lavorativo. Non è tanto una questione di metratura, quanto di mancanza di sistemi semplici e sostenibili per gestire il quotidiano”. Non solo spazi "fisici": anche online abbiamo bisogno di sempre più spazio “Assolutamente sì. Oggi il sovraccarico non riguarda solo gli armadi o i cassetti, ma anche la vita digitale: file sparsi, desktop pieni, migliaia di foto, notifiche continue, e-mail accumulate e informazioni difficili da ritrovare. Il disordine digitale ha un impatto concreto sul benessere mentale e sulla produttività, perché aumenta la sensazione di frammentazione e affaticamento cognitivo. Anche in questo caso organizzare non significa controllare tutto in modo ossessivo, ma creare sistemi semplici che ci aiutino a lavorare e vivere con più chiarezza e meno stress. La vera sfida contemporanea è proprio questa: imparare a gestire in modo sostenibile sia gli spazi fisici sia quelli digitali”.