di

Giuliana Ubbiali

Perlustrati i boschi di Sant’Omobono attorno a casa di Francesco Dolci, controllate anche sette arnie. Non è stato trovato nulla, poi il verbale in caserma

A questo punto, la domanda fondamentale è: se la Procura rimanesse convinta dell’ipotesi che Francesco Dolci abbia profanato la salma di Pamela Genini, l’accusa reggerebbe senza il ritrovamento della testa? Come in tutte le indagini, in questa fase i carabinieri coordinati dal pm Giancarlo Mancusi non hanno scoperto tutte le loro carte. Se non quelle necessarie per gli atti con i quali il 6 maggio — giorno dell’interrogatorio del pm e delle perquisizioni — a Dolci è stato formalizzato di essere indagato della profanazione della tomba e della sottrazione della testa. Rinvenire i resti della 29enne di Strozza nelle proprietà di Dolci o da lui frequentate sarebbe una svolta, anche se il 41enne più volte ha detto «mi faranno trovare la testa in giardino», sostenendo la tesi di un complotto perché sa dei brutti giri in cui Pamela sarebbe finita. Ieri, la svolta non c’è stata. Si torna a cercare oggi.

I cani specializzatiClaus, pastore belga Malinois, e Hula, pastore tedesco, sono arrivati a Sant’Omobono dal centro carabinieri cinofili di Firenze alle 8.30, con i colleghi di Bergamo. Direzione via Fenil Alto dove si trovano la casa di Dolci e quella dei genitori. I cani hanno perlustrato i boschi intorno. Sono state controllate anche sette arnie e una fossa biologica. Le ricerche sono durate fino alle 14, con qualche pausa perché gli animali vanno fatti riposare. Non sono i «soliti» cani molecolari che, partendo da input olfattivi come un indumento, cercano una persona. Questi sono addestrati per cercare cadaveri o parti di essi. Di primo mattino sono arrivati anche due tecnici del soccorso alpino con le imbragature, nel caso fosse stato necessario calarsi in qualche area scoscesa. Il loro aiuto non è stato necessario, ma potrebbe esserlo nei prossimi giorni, per la perlustrazione anche delle grotte.