La nuova epidemia di ebola diventa sempre più grave in Repubblica Democratica del Congo e Uganda dove, secondo l'Oms, ci sarebbero oltre 500 casi sospetti e 130 vittime, ai quali si aggiunge un cittadino statunitense risultato positivo e trasferito in Germania. A dare conferma è stato lo stesso direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo discorso di apertura della seconda giornata dell'Assemblea Mondiale della Sanità in corso a Ginevra. «Questa è la prima volta che un direttore generale dichiara un'emergenza internazionale prima di convocare un comitato di emergenza. Non l'ho fatto a cuor leggero», ha sottolineato. Ma perché il virus è così pericoloso? E cosa implica questo nuovo ceppo Bundibugyo rispetto a quelli già conosciuti? Scopriamo cos'è l'ebola, i suoi sintomi, come porta alla morte, e come ci si può salvare dopo un eventuale contagio.
Cos'è l'ebola? L'ebola è una malattia causata dal virus Ebola, un agente patogeno appartenente alla famiglia dei Filoviridae, un gruppo di virus caratterizzati da una forma lunga e filamentosa. È uno dei virus più pericolosi conosciuti perché può provocare infezioni molto aggressive e diffondersi rapidamente, soprattutto in condizioni sanitarie difficili. Il virus in sé contiene al suo interno del materiale genetico chiamato rna, e un involucro esterno lipidico che prende il nome di membrana, utile al virus per entrare nella cellula da infettare. Come si trasmette? Il virus Ebola può passare da individuo a individuo con estrema facilità. La trasmissione avviene per contatto diretto con sangue infetto, saliva, vomito, sudore, urine e liquidi biologici; ma anche attraverso oggetti contaminati, come aghi o vestiti, e animali infetti, soprattutto pipistrelli e primati. Tuttavia, non si trasmette per via aerea come l'influenza o come, ad esempio, il Covid-19. Cosa succede quando infetta un individuo? Se il virus entra in contatto con l'organismo, comincia una serie di passaggi che possono portare a infiammazione estrema, perdita di liquidi, coagulazione anomala e insufficienza di organi. Appena entra nel corpo, il virus infetta inizialmente cellule del sistema immunitario, "obbligandole" a replicare rapidamente il suo rna. Poi si diffonde attraverso il sangue, alterando la risposta immunitaria e danneggiando vasi sanguigni e vari organi. La letalità La gravità del processo si traduce in un altissimo tasso di mortalità: sebbene essa dipenda principalmente dal ceppo, mediamente l'ebola uccide tra il 25-40% dei suoi contraenti, ma ci sono state epidemie che hanno portato questo dato sopra il 70%, in linea con la famosa peste bubbonica che dimezzò la popolazione europea a metà 14° secolo. Tuttavia, sebbene le due malattie siano comparabili in “percentuale di morti tra gli infetti”, la piaga che colpì il Vecchio Continente nel Medioevo fece decine di milioni di morti, perchè, a differenza dell'ebola, non aveva bisogno dello scambio di liquidi infetti per essere trasmessa, che divengono un fattore essenziale per la proliferazione del virus africano. Da dove arriva Come fanno gli esseri umani a contrarre l'ebola? Ancora una volta, la risposta arriva dai chirotteri, o più semplicemente, dai pipistrelli frugivori africani, una specie che si ciba di frutta. Tuttavia, secondo gli scienziati, questi pipistrelli sono, purtroppo, dei “serbatoi naturali”, poichè sono in grado di ospitare il virus senza ammalarsi gravemente, permettendogli di sopravvivere in natura per lunghi periodi.Le tesi che vedono i pipistrelli come "colpevoli" del contagio d'ebola trovano fondamento in alcune ricerche scientifiche che hanno scoperto, all'interno dei corpi dei piccoli mammiferi, tracce di frammenti genetici del virus. Inoltre, molte epidemie in Africa sono sorte in aree forestali dove era comprovata la presenza di queste specie animali. Il passaggio da animale a uomo prevede molto spesso il coinvolgimento di altri esemplari di fauna locale, e si attua grazie a un fenomeno chiamato "spillover", cioè “salto di specie”. Ciò avviene quando un virus, che normalmente circola negli animali, riesce ad adattarsi e infettare gli esseri umani. Il fenomeno può verificarsi se si hanno contatti con animali portatori, magari attraverso la caccia, la macellazione e il consumo di carne infetta. Gli animali spesso coinvolti in questo processo sono i primati (scimmie, scimpanzé e gorilla) e le antilopi.I ceppi principali L'ebola, come tutti i virus, muta nel corso del tempo. La specie più comune dell'agente patogeno è lo Zaire ebolavirus, conosciuto per essere il più letale: è questo il virus capace di arrivare a uccidere oltre il 70% dei suoi contraenti. Poi esiste il Sudan ebolavirus, sviluppatosi più a Nord rispetto al primo, meno letale (mortalità intorno al 40%) ma comunque pericoloso. Il Bundibugyo Infine, c'è il Bundibugyo ebolavirus, meno noto rispetto agli altri due perché rappresenta la via intermedia tra quello dello Zaire e quello del Sudan. Incidentalmente, è anche il ceppo che sta spaventando il Congo e l'Uganda. È stato scoperto per la prima volta nel 2007 proprio in Uganda, nel distretto di Bundibugyo, da cui prende il nome. All'epoca destò tanto interessa da parte della comunità scientifica, perchè diede modo di capire che l'ebola è un virus in continua evoluzione, capace di emergere in aree geografiche completamente nuove, dove non aveva mai colpito prima. I focolai di questo ceppo, sviluppatisi negli ultimi 20 anni, hanno stabilito che si tratta di una versione meno potente dello Zaire, ma che comunque può raggiungere il 40% di mortalità tra chi lo incontra. La mancanza di un vaccino Essendo meno conosciuto rispetto agli altri due, il Bundibugyo non dispone di cure attualmente. I vaccini e gli anticorpi monoclonali sviluppati negli ultimi anni contro la malattia, sono efficaci soprattutto contro il ceppo Zaire, ma non sono stati approvati per il Bundibugyo. L'Oms ha confermato che, al momento, non esistono vaccini autorizzati né trattamenti mirati per questa variante. Questo significa che il contenimento dell'epidemia si basa quasi esclusivamente sulle misure di salute pubblica come l'isolamento dei pazienti, il tracciamento dei contatti, e l'utilizzo di dispositivi di protezione. Le differenze con gli altri ceppi Il Bundibugyo non possiede differenzie sostanziali rispetto agli altri due: è sicuramente meno letale dello Zaire, è meno diffuso a livello globale, ma può comunque portare a epidemie locali se non fermate in tempo.












