HomeCronacaLa tragedia si poteva evitare. E’ mancata la prevenzione. La verità nella perizia al gipIl documento redatto da quattro professori e ingegneri consegnato al giudice. Ma è stato trasferito e il Csm ha negato il permesso di seguire le udienze.Il 9 dicembre 2024 morirono 3 autotrasportatori e 2 operai nel deposito di CalenzanoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn evento "prevedibile e prevenibile", non fortuito. Va nella direzione della ricostruzione fornita dalla procura di Prato durante le indagini la perizia disposta dal tribunale di Prato sull’esplosione avvenuta nel deposito Eni di Calenzano il 9 dicembre 2024 quando morirono tre autotrasportatori (Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso e Davide Baronti) e due operai della Sergen srl di Grumento Nova (Franco Cirelli e Gerardo Pepe) che stavano eseguendo i lavori per la riconversione in biocarburante di una linea di benzina dismessa. I periti, in un documento di 227 pagine, certificano il sospetto che quei lavori non dovessero essere realizzati quando l’impianto era attivo, ossia quando le autocisterne stavano facendo rifornimento.
Secondo i periti, quattro professori e ingegneri, "il sistema di sicurezza del deposito, pur formalmente strutturato, non ha dimostrato la capacità di intercettare uno scenario di rischio noto, interferenziale e prevedibile, consentendo la concretizzazione dell’evento", scrivono. E aggiungono: "I profili di criticità non appaiono riconducibili a un singolo fattore isolato", "bensì a un fallimento sistemico".







