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Ultimo aggiornamento: 11:39

“Non si poteva prevedere il terremoto, non si poteva prevedere tanta neve, ma si poteva evitare che l’albergo sorgesse in un luogo non adatto, sotto un canalone; si poteva aggiornare la carta valanghe; si poteva evitare di avere turbine rotte, in un posto ove la neve era di casa; si poteva evitare di tenere aperto il resort e far salire gli ospiti fino all’ultimo con quelle condizioni meteorologiche”. A poche ore dalla sentenza d’appello bis sul disastro di Rigopiano, attesa per oggi a Perugia, la voce dei familiari delle vittime torna a farsi sentire, attraverso le parole di Mariangela Di Giorgio, madre di Ilaria Di Biase, una delle 29 persone che persero la vita nella tragedia. Il 18 gennaio 2017, una valanga travolse l’hotel Rigopiano a Farindola (Pescara), uccidendo 29 persone, tra cui 11 dipendenti e 18 ospiti, e lasciando 11 sopravvissuti. La madre di Ilaria, cuoca nella struttura, ha ribadito la sua posizione in un lungo messaggio pubblicato sui social, respingendo con forza l’idea della fatalità.

Secondo Mariangela Di Giorgio, “se anche solo uno degli enti preposti avesse fatto il proprio lavoro, tutto questo non sarebbe successo”. La donna denuncia le scelte fatte per motivi economici, lamentando che “chi avrebbe potuto agire in tempo non lo ha fatto”, accusando di fatto un sistema che ha dato la colpa alla natura. “Troppo facile dare la colpa alla natura”, ha aggiunto, ritenendo che le vere cause del disastro siano legate a mancanze di prevenzione e pianificazione: “29 famiglie sono state distrutte, annientate”.