Quando si discute di cambiamento climatico, il settore edile spesso non viene menzionato. Eppure, secondo l’ultimo rapporto del Programma ambiente delle Nazioni Unite (Unep), gli edifici in cui viviamo e lavoriamo e la loro costruzione rappresentano il 28 per cento del consumo energetico e il 37 per cento delle emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale.

Per Martin Krause, direttore della divisione clima di Unep, «rappresentano una delle più significative ma spesso dimenticate prime linee della crisi climatica». Soprattutto perché continuiamo a costruire: 12,7 milioni di metri quadri al giorno, l’equivalente di quasi una nuova Parigi alla settimana. In questo momento, le costruzioni ricoprono così un totale di 273 miliardi di metri quadrati al mondo.

La notizia positiva è che negli ultimi decenni il settore sta diventando più sostenibile. L’intensità energetica misura il rapporto fra il consumo di un edificio e la sua dimensione ed è scesa dell’8,5 per cento in dieci anni. Nello stesso periodo sono stati investiti 2.300 miliardi di dollari in efficienza energetica.

Ma da qui al 2030 ne servono 5.900. «Il settore sta crescendo ma anche limitando le proprie emissioni energetiche. Il problema è che le nuove costruzioni continuano ad avere un ritmo più rapido della decarbonizzazione», aggiunge Krause. A fare la differenza è stata soprattutto la rapida espansione nelle economie emergenti, come l’India e i paesi del sudest asiatico.