(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Sono le città la chiave di volta per centrare gli obbiettivi energetici. Senza intervenire sul tessuto urbano raggiungere la transizione voluta da Bruxelles è impossibile, non solo per quanto riguarda le cosiddette case green, che pure sono ormai una scadenza ravvicinata, ma anche in chiave di target climatici. Ecco perché l’Italia attende più che un piano casa un “piano città”.
Gli obiettivi
A dirlo sono i numeri, elencati ad uno ad uno dal SUR (Sustainable Urban Regeneration) Lab Bocconi: il settore edilizio è responsabile di oltre il 40% dei consumi energetici e oltre il 30% delle emissioni di CO2 in Europa e la quasi totalità degli edifici con prestazioni energetiche scadenti è destinato a rimanere in uso fino al 2050. Allo stesso tempo, si alzano gli obbiettivi: a fine gennaio è arrivato in Gazzetta Ufficiale il decreto con cui l’Italia ha completato il recepimento della Direttiva RED III, aggiornando il quadro nazionale sulle fonti rinnovabili. Il provvedimento porta il target nazionale al 2030 al 39,4% dei consumi finali lordi di energia e fissa per il settore edilizio il traguardo da coprire con fonti rinnovabili ad almeno il 40,1% dei consumi energetici degli edifici.








