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Con voce bassa ma ferma Mark Samson ha risposto per ore prima alle domande del pubblico ministero Maria Perna poi a quelle degli avvocati presenti nell’aula bunker di Rebibbia per il processo sull’omicidio dell'ex fidanzata Ilaria Sula. Samson è accusato di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione e detenuto attualmente nel carcere di Rebibbia.

Appare lucido nel raccontare l’omicidio efferato che ha commesso poco meno di un anno fa nella sua casa a via Homs, dove viveva insieme ai genitori. Qualche esitazione traspare ma il suo atteggiamento e il suo sguardo appare sempre freddo mentre racconta di come ha prima colpito al volto la ragazza e poi l'ha accoltellata mentre si trovava a terra. Il controllo Ma l'ossessione di Mark per la ormai ex fidanzata e la sua incapacità di accettare la fine di una relazione e il rispetto degli spazi altrui si evince già dal suo racconto dei giorni precedenti al delitto. Lui da tempo era riuscito ad accedere ai profili social di Ilaria e a sua insaputa spiava tutte le sue conversazioni. In tempo reale leggeva la messaggistica, accedeva al profilo e alle sue chat, con un’attenzione particolare ai messaggi scambiati con un ragazzo conosciuto su Tinder. "Lei non sapeva che avevo le password dei suoi profili, le avevo prese senza che se ne accorgesse – ammette Samson aggiungendo – se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri". Samson sembra dimenticarsi che anche lui scambiava messaggi almeno con un'altra ragazza.