Un racconto drammatico fatto con voce calma e che non lascia trasparire emozioni.
Mark Antony Samson, davanti ai giudici della Corte d'Assise di Roma, ha ricostruito le ultime ore di vita di Ilaria Sula, che ha ucciso con una serie di coltellate il 25 marzo dello scorso anno. "Non so spiegare cosa mi è preso - ha detto l'imputato reo confesso -. E' come se mi fosse sceso un velo sugli occhi, sentivo un misto di emozioni negative".
Rispondendo alle domande della Procura che gli contesta l'omicidio aggravato e l'occultamento di cadavere, il giovane di origini filippine ha sostenuto di "non ricordare quante volte ha colpito" la ragazza al volto ma "sicuramente sono state più di due, una sequenza di colpi molto rapida". La tragica aggressione avvenne nell'appartamento di Samson in via Homs, nel quartiere Africano. Dopo averla colpita, il giovane si sbarazzò del corpo - anche grazie all'aiuto della madre che ha patteggiato una pena a due anni per concorso in occultamento - mettendolo in una valigia e scaraventandolo in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. "In questa vicenda non ho detto sempre la verità - ha aggiunto - perché quando mia madre non era ancora indagata cercavo di tutelarla". Durante l'esame ha raccontato che Ilaria era "arrabbiata e delusa" quando ha scoperto le bugie raccontate dal ragazzo sugli esami e sui voti all'università. L'imputato ha ammesso di avere sviluppato nei confronti della ragazza un rapporto ossessivo. "Lei non sapeva che avevo le password per accedere ai suoi profili. Le avevo prese a sua insaputa", ha raccontato.









