Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

5 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:37

“Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra, ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto”. Questo il fulcro del racconto della madre di Mark Antony Samson, ascoltata oggi in udienza nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Roma, nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula, la giovane uccisa a marzo scorso a coltellate nell’appartamento del ragazzo in via Homs, nel quartiere Africano. Dopo il delitto, il giovane ha messo il corpo in un trolley e poi l’ha gettato da un dirupo nel comune di Capranica Prenestina, in provincia di Roma.

La madre, che ha già patteggiato la condanna per concorso in occultamento di cadavere, ha ripercorso le ore che hanno preceduto e seguito il delitto. “Quella mattina Mark ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che stava piangendo, aveva il volto completamente arrossato e tremava”, ha raccontato. La donna ha poi aggiunto: “Ho provato ad abbracciarlo e in quel momento ho visto il corpo di Ilaria a terra, a faccia in giù. Dalla porta si vedevano i piedi”. In aula ha ricordato anche quanto accaduto la sera precedente all’omicidio: “Mark mi aveva scritto un messaggio chiedendomi di non entrare nella sua stanza e poi aggiunse: ‘È l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi’”.