(immagine di repertorio)
"È andato in infermeria perché non stava bene. Lo hanno mandato via, dicendogli che non aveva nulla. Due giorni dopo, però, è morto". A parlare è Bo Guerreschi, presidente della ONG bon't worry iNGO, che ha deciso di raccontare a Fanpage.it quanto appreso dai parenti di alcuni detenuti del carcere milanese di Opera: "Vogliono nascondere il decesso, insabbiando i numeri reali delle morti all'interno del carcere". Per chiarire la vicenda Fanpage.it ha provato a contattare più volte la direzione dell'Istituto penitenziario, che, però, non ha mai risposto né voluto chiarire le circostanze del caso.
Morte nel carcere di Opera: cosa sappiamo Secondo quanto riferito alla ONG dai parenti di alcuni reclusi, il detenuto – originario di Siderno, un comune in provincia di Reggio Calabria – sarebbe stato trovato senza vita "sulla branda della sua cella" nella sezione SAI, il Servizio di Assistenza Intensiva del carcere di Opera, lo scorso 26 aprile. Nelle ore successive alla notizia della morte, sarebbero, però, circolate versioni contrastanti sul luogo del decesso. Da una parte c'è la ONG e i detenuti che affermano che l'uomo sia morto all'interno del carcere, ipotesi che – secondo chi la sostiene – eviterebbe all'Istituto penitenziario di vedersi attribuire direttamente il decesso di un detenuto. Dall'altra resta aperta la possibilità che l'uomo sia effettivamente morto dopo un trasferimento in ospedale. Un'ulteriore ipotesi è che possano esserci accertamenti o indagini in corso, circostanza che potrebbe spiegare la scarsità di informazioni ufficiali e la difficoltà nel ricostruire con precisione quanto accaduto. L'unica certezza è che, a una settimana di distanza, la dinamica della vicenda non è ancora stata chiarita ufficialmente.







