Redazione
19 maggio 2026 13:34
Immagine di repertorio
Il Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure organizza un’altra grande manifestazione in difesa del sistema sanitario pubblico e “per denunciare la politica sanitaria attuata negli ultimi anni dalla Regione Piemonte”. Si torna in piazza sabato 23 maggio con il concentramento sotto il grattacielo Piemonte (ore 14) e poi il corteo, che arriverà ai giardini di piazza Carducci percorrendo tutta via Nizza.“Quanto tutto sarà privato, saremo privati di tutto”, si legge negli slogan che pubblicizzano la manifestazione regionale a difesa della sanità pubblica, a cui aderiranno anche CGIL Torino e l’Ordine dei Medici chirurghi e odontoiatri di Torino.Le proposte dei manifestanti“La Regione deve ripristinare il tavolo LEA in cui enti locali, sindacati e associazioni possano conoscere l’andamento della domanda e le modalità di gestione, come avveniva in passato. Occorre favorire la costituzione di comitati di parenti e di rappresentanze dei diritti per superare l’isolamento e condividere, ai fini di migliorarle, le condizioni della gestione delle strutture. Bisogna garantire, attraverso un piano di finanziamento delle convenzioni in Rsa, la copertura del 50% della retta agli aventi diritto. Le cure domiciliari dovrebbero prevedere la partecipazione delle Asl per il 50% del costo della cura a casa. Inoltre, si deve arrivare, per gli aggravamenti, a una copertura del 70% della retta nelle RSA a carico del SSN. Occorre migliorare le condizioni di lavoro all’interno delle RSA, nel rispetto dei contratti comparativamente più rappresentativi e l’adeguamento degli organici ai bisogni assistenziali”.La posizione dell’Ordine dei Medici chirurghi e odontoiatri di Torino“Siamo consapevoli e soddisfatti che la partecipazione alla marcia di questo sabato sia ritenuta significativa e possa far dibattere. Significativa lo è senza dubbio, ed è anche molto importante perché le motivazioni alla base della decisione sono molteplici: dalla carenza di personale, a quella dei posti letto in ospedale e nelle RSA, al problema della psichiatria abbandonata, della case e ospedali di comunità da gestire, delle liste d’attesa e del taglio ai consultori. Riteniamo che l’Ordine non debba essere un organo distante, un’entità astratta, formale, ma una presenza concreta, vicina, riconoscibile accanto ai propri medici. Non può soltanto confrontarsi con le istituzioni, seduto a tavoli lontani dal disagio reale e dai problemi quotidiani. I suoi primi interlocutori sono gli iscritti. Sempre. E gli iscritti oggi sono stanchi. Stanchi perché sono troppo pochi, per il carico burocratico che sottrae tempo alla cura, perché mancano posti letto, perché le liste d’attesa non permettono diagnosi tempestive, i servizi non vengono potenziati e perché ogni giorno lavorano in condizioni sempre più difficili. Per queste ragioni non abbiamo paura di scendere in piazza, se scendere in piazza significa stare insieme ai nostri medici, dare voce alla loro fatica e difendere la dignità della professione. È un modo per mettere in pratica quel che la legge sugli Ordini ci chiede: valorizzare la funzione sociale della professione. Il nostro codice deontologico pone come valori fondanti la libertà, l’indipendenza e l’autonomia della professione da qualsiasi tipo di condizionamento che possa subordinare la cura a interessi diversi da quelli della salute. La forte responsabilità che mettiamo nel nostro agire è prima di tutto verso le persone che si affidano a noi. Chiediamo dunque ai nostri iscritti di partecipare numerosi alla manifestazione e invitiamo i cittadini e tutti i sanitari che vogliono aderire e la cui organizzazione non è presente, a marciare con l’Ordine dei Medici di Torino”.Iscriviti al canale di TorinoToday su WhatsApp e su Facebook.








