L’autopsia: la ragazza mangiò un frutto, ma non è stata trovata traccia del nocciolo nei rifiuti analizzati
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A diciannove anni dal delitto, il corpo di Chiara Poggi parla a chi ha deciso di ascoltarlo. E la nuova inchiesta, che accusa Andrea Sempio di aver compiuto da solo il massacro, porta alla luce un dettaglio inedito non da poco, perché riscrive gli ultimi momenti della vittima, ricostruiti in una dinamica omicidiaria del tutto nuova.È l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha scongelato il contenuto gastrico dello stomaco e l’ha passato al setaccio con il microscopio elettronico a scansione, a scoprire che quella mattina del 13 agosto 2007, poco prima di essere sorpresa dal suo assassino, Chiara aveva mangiato, oltre a cereali e biscotti, anche un pesca. «L’insieme dei caratteri osservato nel campione in esame» scrive nella consulenza medico-legale richiesta dalla Procura di Pavia, «appare coerente con l’epidermide di una drupacea pubescente e tra le specie comuni appare suggestiva l’ipotesi della pesca (Prunus persica)». Per Cattaneo il contenuto gastrico non ancora del tutto digerito, evidenza che ha portato l’anatomopatologa a stabilire che Chiara non può essere morta prima di almeno mezz’ora dalla colazione e non oltre le due, «contiene materiale e in particolare amidi coerenti con le peculiarità dei cereali Kellogg’s Special K e di prodotti da forno generali (biscotti semplici tipo i Saiwa), insieme ad un frustolo (pezzetto) di frutto, probabilmente pesca».








