«Non ho ucciso io Chiara Poggi». Andrea Sempio respinge le accuse della Procura della Repubblica di Pavia, che ha chiuso le indagini indicandolo come responsabile dell’omicidio. Lo fa in un’intervista esclusiva, realizzata da Martina Maltagliati per la trasmissione “Quarto Grado” su Retequattro.

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Sempio ha negato ogni responsabilità, aggiungendo che la sua posizione «non cambia» rispetto all’inizio dell’inchiesta e che, per lui, l’unico elemento positivo è l’arrivo alla conclusione di un percorso giudiziario che definisce lungo «un anno e mezzo». Sempio ha respinto anche l’ipotesi di un movente sessuale, legato secondo l’accusa a un’ossessione per Chiara Poggi e alla presunta visione di un video intimo. «Non ho mai visto i video di Chiara, non c’è mai stato questo mio interesse verso Chiara», ha dichiarato, sostenendo che la ricostruzione servirebbe a individuare «un qualche tipo di movente». Sul contenuto delle intercettazioni, comprese quelle registrate nella sua auto, ha scelto invece una linea prudente: ha spiegato di non averle ancora ascoltate integralmente e di non aver risposto su quei punti davanti all’autorità giudiziaria, motivo per cui non intende entrare nel merito con la stampa. Nel corso dell’intervista, Sempio ha ammesso che alcuni elementi del suo passato, compresi scritti e interventi online, potranno essere spiegati in seguito. «Col senno del poi sono capaci tutti di dire quella cosa non l’avrei scritta», ha detto, precisando però che in questa fase l’attenzione resta concentrata sul procedimento. Ha poi affrontato il rapporto con la famiglia Poggi, dicendo che l’idea che Marco Poggi o i suoi familiari possano nutrire dubbi su di lui lo farebbe «star male», ma aggiungendo di non credere che questo sia accaduto nonostante il «bombardamento mediatico». Sempio ha contestato anche il modo in cui, a suo giudizio, sono stati riportati audio e materiali emersi nell’ultimo anno e mezzo. Secondo l’indagato, alcuni contenuti sarebbero stati presentati in modo parziale o diverso dal loro significato originario. Ha citato, come esempio, il caso di un testo sull’omicidio di Garlasco che sarebbe stato poi ricondotto a un compito assegnato e non a una sua scelta autonoma. Nella stessa risposta ha difeso la famiglia Poggi dagli attacchi ricevuti, definendo le accuse rivolte a loro e a Marco Poggi «uno dei punti più bassi» della vicenda. Rispondendo alla domanda sui prossimi passaggi giudiziari, Sempio ha detto di vivere da tempo dentro una condizione di tensione continua. «È come un pugile che prende sessanta pugni: dal ventesimo in poi li incassa e fine», ha affermato. Non ha però voluto presentarsi come vittima dell’inchiesta: «Se ci sono dei sospetti, è giusto che la legge faccia il suo lavoro». Ha riconosciuto di aver dato talvolta elementi «suggestivi» e di poter apparire «un tipo strano», ma ha sostenuto che, una volta acquisiti tutti gli atti, molti aspetti saranno spiegabili. Sulle intercettazioni in cui parlava da solo in auto di omicidi, violenza e killer, Sempio ha ricondotto quei pensieri alla pressione dell’indagine. «Erano intercettazioni fatte nel momento in cui ero indagato», ha detto, spiegando che da un anno e mezzo la vicenda occupa stabilmente i suoi pensieri. «Mi sveglio e penso solo a questa storia», ha concluso.