Per anni il vino al calice è stato considerato una soluzione di servizio: pratica, veloce, funzionale a chi preferiva evitare una bottiglia intera. Oggi sta diventando uno degli strumenti più interessanti attraverso cui il consumatore scopre, confronta, sperimenta e accetta di spendere di più per bere meglio.

Il cambio di paradigma

I numeri lo confermano con chiarezza. Secondo una recente ricerca internazionale sul comportamento di consumo by the glass, il 54% dei consumatori dichiara di ordinare vino al calice più spesso rispetto a due anni fa; negli Stati Uniti la quota sale al 58%. Un’indagine condotta su Regno Unito e Australia restituisce un quadro coerente: il 50,39% degli intervistati afferma di bere più vino al calice rispetto a due anni prima, con l’Australia al 54%.

È un cambio di paradigma. Il consumatore sta modificando il modo in cui entra in relazione con il vino. Il calice riduce il rischio economico e psicologico dell’acquisto, permette di provare etichette più ambiziose, rende più dinamico l’abbinamento con il cibo e risponde perfettamente a una sensibilità contemporanea: bere meno, ma bere con più attenzione.

Le motivazioni dichiarate sono molto eloquenti: il 44% sceglie il calice per poter bere vini premium senza impegnarsi con una bottiglia intera, il 43% per esplorare più vini, il 34% per abbinare vini diversi durante lo stesso pasto. Il vino al calice diventa quindi accesso, esplorazione, educazione del gusto. È, in potenza, uno dei più efficaci strumenti di premiumisation oggi disponibili alla ristorazione.