Se volessimo ricorrere - e non possiamo non farlo - a una citazione pirandelliana, la vicenda avvenuta tra i velluti del teatro agrigentino intitolato al Nobel che coinvolge il vicepremier Matteo Salvini e la campagna elettorale locale non potrebbe che essere una novella. Anzi, un dramma: il Cosi è (se vi pare).
I fatti: nei giorni scorsi la Lega chiede l’uso del teatro “Pirandello” per un incontro di natura istituzionale sulle infrastrutture e, ovviamente, sull’immancabile aeroporto di Agrigento alla presenza dello stato maggiore del partito e del ministro Salvini. Nessuna traccia, nella richiesta, del voto che il 24 e 25 maggio porterà alla scelta del nuovo sindaco.
Galeotti, però, furono i social: nelle grafiche preparate per l’occasione spunta, tra i relatori, il candidato sindaco di Lega, Dc e Noi moderati-Sud chiama Nord, Luigi Gentile. Si riunisce il cda della Fondazione “Luigi Pirandello” che gestisce il teatro e due componenti, tra cui il presidente, dicono no alla concessione della struttura, per di più in modo parzialmente gratuito: c’era infatti il rischio che tra le pieghe dell’evento si infiltrasse lo scontro politico.
La maggioranza del consiglio di amministrazione però non ha dubbi: a votare sì i componenti in quota Dc, Lega e Fratelli d’Italia. Nel frattempo però la polemica esplode sulla stampa ed emergono le divisioni. Passa poco e la Lega, stizzita rinuncia ad usare il “Pirandello”, diventato improvvisamente «troppo piccolo» per le folle oceaniche attese e sposta tutto a Porta di Ponte, nel cuore del centro città dove, da tradizione, possono posizionarsi agevolmente lo stesso numero di partecipanti.







