Senza ombra di dubbio “Hope” rappresenta una delle opere più particolari che il Festival di Cannes abbia regalato al suo pubblico negli ultimi anni, nonché una delle più gradite. Na Hong-jin ci regala un vero e proprio martello pneumatico cinematografico, una macchina che dopo i primi 10 minuti ingrana la marcia e non la molla letteralmente più per due ore e 20. “Hope” - La trama“Hope” fin dai primi minuti ci fa comprendere cosa c'è dentro la sua anima: c'è Steven Spielberg e John Carpenter, c'è un Sam Raimi e Ridley Scott, James Cameron e soprattutto, la grande magnifica innovazione che la recente cinematografia sudcoreana ha portato al genere fantascientifico, all'action e fantasy. Un film magnifico, intrigante, eccessivo e anche furbo perché svela le sue carte a poco a poco, senza mai volersi prendere sul serio eccessivamente. Ma prima ci stordisce con frequentissimi innesti connessi alla slapstick comedy, black humor, alla decostruzione e allo stesso tempo esaltazione dell'epica e di tutto ciò che il cinema fantascientifico dai tempi di “Alien” ha proposto. Storia semplice, semplicissima, ma per questo capace di muoversi in modo perfetto. Nel piccolo villaggio di Port Hope in Sud Corea, non distante al confine, lo sceriffo locale Bum-Seok (Hwang Jung-min) viene chiamato perché è stato trovato il cadavere di una vacca completamente dilaniato, come nessuna creatura nota potrebbe fare. Neanche il tempo di fare un'indagine e l'intera città comincia a essere attraversata da una striscia di morte e caos. Ma chi o cosa sta distruggendo la città? E per quale motivo? Forse il segreto è nascosto nelle foreste della zona, lì dove si parla di strane creature, lì dove gli anziani dicono sempre che è meglio non andare. Al suo fianco Bum-Seok ha solo la sua vice Sung-ae (Jung Ho-yeon), mentre sui monti è il cacciatore amatoriale Sung-ki (Zo In-sung) a mettersi sulle tracce dell'identità della sanguinaria creatura. Na Hong-jin arricchisce l'evolversi del suo iter narrativo con una maestria rara, e con una capacità di essere credibile, verosimile, di far accettare al suo pubblico l'inverosimile e il fantasioso più estremi. “Hope” è una carica impazzita attraverso città, boschi, case, vicoli, autostrade, un perfetto esempio di come unire il meglio dell'action, della fantascienza persino del thriller e dell'horror, creando però qualcosa di totalmente nuovo, avvincente e divertentissimo. Insomma, un film che è un monumento all'adrenalina, che vuole divertire ma non per questo smettere di avere una genuinità, una fantasia, che lo rendono unico per caratteristiche e per stratificazione ad ogni livello. Un'avventura fatta di paura, ironia e meraviglia“Hope” è una mitragliatrice di adrenalina, di risate e divertimento, ma questo non esclude che si possono trovare riferimenti anche all'odierna situazione politica, basti pensare a quanto il film rovesci completamente il rapporto tra bene e male, buoni e cattivi, parlandoci di un'ostilità che si basa sulla differenza e sull'incapacità comunicativa. La Sud corea viene descritta come una gigantesca macchina arrugginita: non c'è esercito, non ci sono forze dell'ordine, c'è solo quello sceriffo, personaggio che è una costante nel cinema di classico e di genere da decenni, che Na Hong-jin rende a un tempo eroico e poi ridicolo. “Hope” è però soprattutto un film che si diverte a citare continuamente ma senza diventare una copia carbone, senza essere eccessivamente derivativo, tanto che gli ultimi 30 minuti in realtà vanno verso un pianeta diverso. Contiene una marea di riferimenti all'universo videoludico degli ultimi trent'anni, ci guida però sul finale verso una nuova dimensione narrativa di cui immaginiamo vi sarà un ampliamento anche nel sequel. Effetti speciali un po' artigianali ed essenziali, ma fantasiosi. Na Hong-jin è maestro anche nel vecchio trucco del vedere/non vedere. Concede all'occhio il giusto e non il troppo, non esagera mai con effettacci, ma piuttosto lascia all'immaginazione dello spettatore la capacità di comprendere ciò che ha di fronte, per quanto assurdo o fantasioso esso sia. Non c'è un solo membro del cast che sia fuori posto, non c'è un solo momento in cui il ritmo cali, con strizzate d'occhio anche allo spaghetti western, con il movimento a seguire o anticipare studiato nei minimi dettagli. “Hope” è un film eccezionale perché ha tutto ciò che serve per essere divertente e lo stesso tempo familiare. A vedere come il cinema americano ultimamente non è riuscito ad andare oltre il già visto e già sentito, bisogna ammettere che la scuola sudcoreana continua ad essere da vent'anni a questa parte una terra promessa. Questo per chi ama non solo la sperimentazione di genere, ma anche la capacità di renderlo colossal, rinunciando a stare in disparte. Ora speriamo nel finale, ma questo è il vero, nuovo, grande cinema di intrattenimento. Voto: 8,5