di
Alessandro Fulloni e Alfio Sciacca
Allarmi sottovalutati? Gli inquirenti vogliono chiarire le ragioni per cui disertò gli aiuti
«Il soggetto manifesta stati d’ansia, alterazione dell’umore e incapacità di relazionarsi. Riferisce, inoltre, di non riuscire a trovare lavoro». Sin dal primo accesso al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia era quella una delle ossessioni di Samil El Koudri: l’impossibilità di avere un impiego. E magari di mantenerlo. Difficoltà che lamentava anche nelle mail indirizzate all’Università di Modena dove si era laureato in Economia aziendale. I primi contatti sporadici con il presidio specialistico a una ventina di chilometri da Ravarino, il comune dove risiedeva, risalgono addirittura al 2021. «Si presentò di sua spontanea volontà — racconta Gianni Gargano, sindaco di Castelfranco al secondo mandato — parlando di “ansia”» con gli specialisti. Due anni dopo, nell’aprile del 2023, gli venne stilata una diagnosi chiara (disturbo schizoide della personalità) con relativo percorso di cura. Trattamento che aveva interrotto esattamente 12 mesi più tardi.
Quel che è certo è che l’autore della tentata strage di sabato pomeriggio «decise autonomamente — racconta al Corriere Francesca Maletti, vicesindaca e assessora alla Sanità del comune di Modena — di non partecipare più agli incontri per il sostegno psicologico. Venne contattato più volte ma aveva deciso di non aderire alle cure. Non si presentò più, una scelta che per legge chiunque può prendere. Ciò che purtroppo ci insegna questa tragedia è che serve più prevenzione». Gli inquirenti vogliono comunque chiarire le ragioni per cui disertò gli aiuti. Per questo dopo aver già acquisito tutta la documentazione clinica ascolteranno non tanto la responsabile del Centro di Castelfranco Emilia, ma due psichiatre che avevano visitato El Koudri. Specialiste che potrebbero essere ascoltate dalla polizia di Modena tra oggi e domani.










