PAVIA. «Non c’è stato alcun uso illecito delle auto di servizio, tutti i magistrati utilizzavano la società Cr Service». È il sunto, secondo la difesa, delle audizioni di cinque magistrati della procura di Pavia sentiti ieri mattina nell’ambito dell’inchiesta per peculato e corruzione sul cosiddetto “Sistema Pavia” che vede indagati l’ex pm Mario Venditti, il sostituto procuratore Paolo Mazza (oggi in servizio alla procura di Milano) e l’imprenditore Cristiano D’Arena, titolare delle società Esitel e Cr Service che fornivano le auto e il servizio di intercettazioni alla procura di Pavia. Proprio attorno a questi due servizi ruotano le contestazioni: l’ipotesi di reato riguarda presunti illeciti sulle spese delle vetture noleggiate dai magistrati e delle intercettazioni. Gli ex colleghi di Venditti hanno, in modo più o meno diretto, difeso l’ex pm che è stato procuratore aggiunto e procuratore capo reggente nei periodi al centro dell’inchiesta della procura di Brescia. È stata la difesa di venditti, sostenuta dall’avvocato Domenico Aiello, a chiedere di sentire i pm di Pavia Roberto Valli, Andrea Zanoncelli (ora a Milano), Alberto Palermo, Valentina De Stefano (peraltro magistrata del pool che ha indagato sul delitto di Garlasco) e Valeria Biscottini. Le testimonianze dei magistrati sono state raccolte con lo strumento dell’incidente probatorio, cioè raccolte in anticipo e “congelate” in vista di un eventuale processo. Possibilità, questa del processo, che gli avvocati difensori degli indagati (Domenico Aiello per Venditti, Massimo Dinoia per Mazza e Andrea Omini per D’Arena), provano comunque a scongiurare, puntando all’archiviazione. Le difese «Tutti i pm hanno dichiarato che l’utilizzo delle vetture era lecito. I decreti di liquidazione risultavano autorizzati e i preventivi firmati – spiega l’avvocato Aiello, difensore di Venditti –. Ogni pubblico ministero ha indicato i collaboratori amministrativi che materialmente prospettavano la necessità di noleggiare le vetture per ragioni di servizio. Collaboratori che però non compaiono in alcuna indagine». Dello stesso tenore il commento dell’avvocato Massimo Dinoia, legale di Mazza: «L’udienza è andata benissimo, non è emersa nemmeno l’ombra dell’ipotesi di un utilizzo improprio delle macchine per fini istituzionali. Il mio assistito? Continua a fare il magistrato con assoluta serenità». Quali accuse Questo filone di inchiesta si intreccia con quello per corruzione in atti giudiziari legato al caso Garlasco (che vede indagato Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio, Giuseppe Sempio) e con l’indagine Clean, aperta dalla procura di Pavia e su cui sono in corso già diversi processi, alcuni già arrivati a sentenza. Venditti, Mazza e l’imprenditore D’Arena sono indagati in relazione all’uso, secondo l’accusa improprio, delle risorse della procura: per i pm di Brescia i due magistrati avrebbero beneficiato di diversi favori, tra cui pranzi offerti al ristorante Lino di D’Arena e vendite di auto a prezzo di favore, in cambio dell’appalto esclusivo alla società Esitel per il noleggio degli strumenti di intercettazione e a Cr Service del noleggio di auto, sempre di D’Arena, che sarebbero state usate anche fuori orario di servizio. Sulla base di queste contestazioni i pm di Brescia avevano sequestrato i telefonini agli indagati, ma il Riesame, accogliendo la richiesta delle difese, a novembre dello scorso anno ha restituito i dispositivi. Per il tribunale non ci sarebbe alcuna evidenza del fatto che Venditti e Mazza abbiano compiuto «atti contrari ai doveri d’ufficio volti a favorire il privato».