Nuova puntata del caso Emiliano-Csm, che ormai ha una longevità da serie Netflix: ieri si è di nuovo riunita la terza commissione del Csm per valutare le istanze riguardanti il futuro professionale del magistrato barese, convocato per giovedì a Palazzo dei Marescialli.
La discussione nell’organismo presieduto dal magistrato Marcello Basilico non ha subito alcun aggiornamento rispetto all’orientamento negativo già espresso nei confronti della richiesta ricevuta dal Senato, per inquadrare il politico barese nella commissione d’inchiesta sul Lavoro. Da Palazzo Madama doveva arrivare una relazione per inquadrare il perimetro d’azione di Emiliano, ma dal presidente, il senatore Tino Magni, non è giunta (al momento) alcuna comunicazione: per mandare un magistrato «fuori ruolo» è indispensabile conoscere come il percorso che andrebbe ad intraprendere lo arricchirebbe di conoscenze, in prospettiva di un eventuale ritorno in toga.
Resta inoltre il nodo insuperabile, per il Csm, della presenza nella commissione speciale di un magistrato, con l’impossibilità di averne due. E su questo fronte non ci sarebbero state interlocuzioni, nemmeno informali, per sondare l’ipotesi di uno spostamento dell’attuale consulente-magistrato nell’Antimafia, al fine di liberare il posto per una nuova posizione fuori ruolo.







