di
Paolo Galli*
Nei personaggi di Walt Disney la simpatia e le caratteristiche delle personalità si creano con le proporzioni del disegno. Il termine scientifico è neotenia
Nel corso della sua lunga storia, il più celebre personaggio creato da Walt Disney ha cambiato volto. Il Topolino degli esordi, quello dei cortometraggi di fine anni Venti, era molto diverso dall’icona rassicurante che oggi conosciamo. Aveva un muso più appuntito, arti più sottili, un’espressione meno morbida. Anche il carattere era più irrequieto. Nei primi film animati Topolino poteva essere dispettoso, impulsivo, persino un po’ crudele nelle gag comiche. Poi, lentamente, il topo cambiò. La testa divenne più grande rispetto al corpo. Gli occhi aumentarono di dimensione. Il muso apparve meno sporgente. Le forme si fecero più tonde. Le gambe più corte. Guanti e scarpe contribuirono a rendere mani e piedi più paffuti. Topolino, insomma, smise di sembrare un piccolo animale adulto e cominciò ad assomigliare sempre di più a un bambino.
A osservare questo processo fu il biologo evoluzionista Stephen Jay Gould, in un celebre saggio dedicato proprio a Mickey Mouse. Gould notò che l’evoluzione grafica di Topolino procedeva in senso opposto rispetto alla crescita umana. Un bambino, crescendo, perde progressivamente alcuni tratti infantili: la testa diventa proporzionalmente meno grande, il volto si allunga, gli arti si sviluppano. Topolino invece fa il contrario. Con il passare degli anni diventa più infantile. È quel che si vede nell'immagine qui sopra. Il termine scientifico è neotenia.






