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Il 25% degli assistiti ha un'occupazione. Incide la crisi abitativa: senza lavoro il 50% di chi vive da solo. Il 10,5% dei senzatetto ha un impiego regolato

Il lavoro, da solo, non basta, così evidenzia la fotografia scattata dall'ultimo report della Caritas di Bologna relativo al 2025. Tra disoccupazione cronica, lavoro nero e il fenomeno dei "lavoratori poveri", l'ente ha intercettato nell'ultimo anno ben 3.266 bisogni legati alla condizione lavorativa, riconducibili a una platea di 2.872 persone.

I dati Caritas annullano il paradigma della povertà che colpisce solo chi è escluso dal mercato del lavoro. Se è vero che la fetta più grande degli utenti è composta da disoccupati (il 40%), emerge un dato inquietante: il 25% di chi si rivolge alle mense e ai centri d'ascolto un lavoro ce l'ha. Si tratta dei cosiddetti “working poor”, cittadini schiacciati da salari da fame, contratti precari o part-time involontari.

Gli stranieri sono i "fragili tra i fragili", rappresentano cioè i due terzi del totale tra occupati e disoccupati in difficoltà. Inoltre, ben il 74% delle casalinghe intercettate dal report è di origine straniera.