R.P.

18 maggio 2026 18:57

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (foto Roberto Monaldo/LaPresse)

La tentata strage di Modena commessa da Salim El Koudri ha riacceso i riflettori sul dossier sicurezza. E il centrodestra si divide sulla necessità o meno di introdurre nuove norme sulla cittadinanza, con la solita lite tra Forza Italia e Lega. Ma al di là degli annunci di nuove strette pronunciati da Matteo Salvini quante volte è intervenuto davvero il governo Meloni sulla cittadinanza? La diciannovesima legislatura sta vivendo i suoi ultimi mesi e i risultati concreti su questo tema sono piuttosto magri.La stretta sì ma sul "mercato dei passaporti"Strano ma vero: l'intervento più significativo è stato firmato da Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri è l'autore di un decreto-legge che ha introdotto una stretta sulla concessione della cittadinanza italiana. Il provvedimento, approvato definitivamente dal Parlamento il 20 maggio 2025, è stato pensato per fermare il "mercato dei passaporti" in Sudamerica e rafforzare la necessità di un vincolo effettivo con il nostro Paese. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni. Soltanto chi ha almeno un genitore o un nonno nato nel nostro Paese sarà cittadino dalla nascita. I figli di italiani la acquisteranno automaticamente se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi nella penisola.Cosa prevede il decreto di Tajani sulla cittadinanzaEscludendo l'intervento sospinto dal titolare della Farnesina non ci sono stati altri provvedimenti organici sulla materia. La ragione principale risiede nella diversità di vedute tra alleati, in particolare Forza Italia e Lega. Da parecchi mesi il Parlamento è il "terreno di scontro ideale" per la presentazione di iniziative su cui è difficile giungere a una sintesi in grado di produrre norme concrete. Gli azzurri avevano proposto nel 2024 il loro Ius Italiae, rilanciato poi nell'estate del 2025 dopo il mancato raggiungimento del quorum sui referendum abrogativi relativi a lavoro e cittadinanza. Ma qual è il cuore dell'iniziativa forzista? Il testo vuole permettere di richiedere la cittadinanza dopo 10 anni di scuola "con profitto". Fumo negli occhi per la Lega che finora ha posto veti continui sulla proposta di legge perché "non è nel programma del centrodestra". Durante l'esame alla Camera del ddl sicurezza (trasformato dal governo poi in decreto) le opposizioni hanno provato a insidiarsi nelle crepe della maggioranza proponendo emendamenti sullo Ius Scholae. Proposte che sono state però bocciate dall'intera maggioranza, inclusa Forza Italia al di là delle sue aperture estive.Il pugno duro immaginato dalla LegaAttualmente la cittadinanza italiana è regolata dalla legge 91/1992, basata sul principio dello Ius Sanguinis. In sostanza è italiano chi ha almeno un genitore italiano. Gli stranieri nati nella penisola possono diventare cittadini tra i 18 e i 19 anni, se hanno sempre vissuto legalmente nel Paese e presentano una dichiarazione entro un anno, senza esami di integrazione. Mentre per gli adulti stranieri la via principale è la cittadinanza per residenza, che richiede in generale 10 anni di residenza legale per i cittadini extra Ue (meno per Ue, apolidi, rifugiati e discendenti di italiani), e la concessione è subordinata alla verifica di reddito, assenza di condanne rilevanti e valutazione discrezionale dello Stato.Il governo Meloni è in carica dall'ottobre 2022 e fin dall'inizio della diciannovesima legislatura la Lega ha chiesto più volte il pugno duro sulla concessione della cittadinanza. In tutti questi mesi il partito di Matteo Salvini ha presentato emendamenti e proposte di legge che vanno in direzione opposta rispetto alla normativa in vigore e alle idee messe sul tavolo da Forza Italia. Il 31 ottobre 2024, Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari costituzionali alla Camera, ha presentato a Montecitorio una proposta di legge che vuole riformare la cittadinanza.Il capogruppo della Lega in commissione Affari costituzionali alla Camera Igor Iezzi (foto di repertorio LaPresse)Il testo, composto da un unico articolo, punta a introdurre una stretta sui requisiti. Innanzitutto vuole stabilire che lo straniero che chiede di diventare cittadino dimostri una conoscenza approfondita dell'italiano - anche giurando fedeltà alla Repubblica in quella lingua - e che non abbia commesso reati gravi come violenza sessuale, pedofilia, molestie o omicidio. "L’acquisto della cittadinanza italiana deve essere inteso come la tappa ultima di un percorso che evidenzi la volontà effettiva e consapevole di integrarsi nella società in cui si vive e di cui si chiede di fare parte", si legge nella relazione di accompagnamento alla proposta di legge. Il provvedimento leghista finora non ha compiuto molti passi in Parlamento. Infatti è stato assegnato il 12 marzo 2025 alla commissione Affari costituzionali ma il suo esame effettivo non è nemmeno incominciato.La Lega ci ha riprovato anche nei mesi scorsi a tornare sul tema, con una proposta di legge depositata il 22 settembre 2025. Il testo è stato presentato dal deputato e segretario della commissione Giustizia Jacopo Morrone ed è composto da due articoli. Il provvedimento vuole introdurre un esame di integrazione per gli stranieri nati in Italia che, al compimento dei 18 anni, chiedono la cittadinanza. Secondo la proposta questi ragazzi dovrebbero superare una prova definita dal ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi e non avere condanne o procedimenti penali in corso per delitti non colposi.La vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il deputato e segretario della commissione Giustizia Jacopo Morrone, primo firmatario del testoLa stessa proposta vuole allungare in diversi casi i tempi di residenza legale richiesti per ottenere la cittadinanza per naturalizzazione: ad esempio, per gli stranieri nati in Italia la soglia passerebbe da 3 a 10 anni, per i cittadini Ue da 4 a 8, per gli apolidi da 5 a 10, mentre per figli e nipoti di italiani i periodi raddoppierebbero da 2 a 4 anni. Si chiede poi di accorciare i tempi delle pratiche: da 24 a 12 mesi, prorogabili al massimo a 24. Il testo prevede anche una stretta sulle cause di revoca della cittadinanza e sui ricongiungimenti familiari. La cittadinanza potrebbe essere revocata in caso di condanna definitiva a pene oltre 5 anni, o oltre 3 anni per reati come violenza di genere, stupro, maltrattamenti in famiglia, stalking, revenge porn e alcuni reati "culturalmente motivati" (matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili e tratta di esseri umani). Anche in questo caso però l'iniziativa leghista è ai box di partenza: il testo è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali il 5 dicembre 2025 ma l'esame effettivo non è nemmeno incominciato.