“Il copione è sempre lo stesso: busso, apro la porta della camera di Cecilia, lei alza gli occhi dal cellulare e le ricordo che i nonni aspettano una sua telefonata”, esordisce Romina, mamma di Cecilia, 15 anni (i nomi sono di fantasia, ndr), raccontando la scena che si ripete ogni settimana. Da circa un anno, infatti, Cecilia “dimentica” di chiamare i nonni. “Sono sempre stati molto legati, anche perché quando è nata erano più giovani e disponibili rispetto ai miei suoceri che adesso non ci sono più”. Ma i nonni abitano in un paese del sud e i rapporti, inevitabilmente, sono sempre stati mediati dalla tecnologia.
“Quando c’era Skype, per Cecilia era quasi un gioco chiamarli, si sentivano molto spesso, lei gli faceva vedere libri e giocattoli e loro, anche da lontano, partecipavano alla sua vita. Da quando, dopo che ha compiuto 12 anni, ha avuto un cellulare, i rapporti con i nonni si sono via via allentati”, prosegue la mamma. Il tempo con lo smartphone, invece, è cresciuto a dismisura. “Forse è questa la cosa che mi disturba di più. Capisco che, crescendo, gli interessi cambino. Capisco che i miei, adesso che hanno superato gli ottant’anni, non sono proprio sulla stessa lunghezza d’onda degli adolescenti. Ma considerato quanto tempo passa con il cellulare, trovare dieci minuti a settimana per una telefonata non mi sembra un grande sforzo”.






