Emanuele Giaccherini prova a immaginare come sarà il Mondiale in Canada, Messico e Stati Uniti, che commenterà per Dazn. La piattaforma streaming, che festeggia un aumento del 13% dell’audience della Serie A rispetto alla scorsa stagione, ha presentato ieri a Milano il palinsesto per la copertura dell’evento in programma dall’11 giugno al 19 luglio: 104 partite, 69 in esclusiva (le altre in condivisione con la Rai). Era presente anche l’ex dirigente della Juventus, Romy Gai, ora Chief business officer della Fifa. Il rapporto tra Fifa e Dazn, con il Fondo sovrano saudita Pif sullo sfondo, è sempre più stretto: Dazn sarà l’unico broadcaster a trasmettere il Mondiale in tre Paesi diversi: Giappone e Spagna oltre all’Italia. Giaccherini, oltre cinque settimane di partite, la prima volta del Mondiale a 48 squadre: cosa pensa della nuova formula?«È tutto da sperimentare. Con più nazionali al via è ancora più forte il rammarico per l’assenza dell’Italia. È chiaro che potranno esserci più gare di livello inferiore, ma succedeva anche prima nei gironi. È sempre bello vedere così tante partite. È la vetrina più importante. Ci aspettiamo tutti un Mondiale bellissimo». Quali sono le favorite?«La Francia. Ha la scelta più ampia a livello individuale. Deschamps ha potuto escludere dai convocati giocatori che altrove sarebbero titolari, come Camavinga, Khephren Thuram e Griezmann. Poi metto Brasile e Argentina. La Spagna ha il gioco corale migliore. Attenzione come sempre alla Germania. Il Portogallo può essere la vera variabile». Quali possono essere le nazionali outsider?«Sono curioso di vedere la Norvegia che ci ha eliminato. Ha l’attaccante più forte del mondo: Haaland. E non è da tutti avere una coppia formata da Haaland e Sorloth. In mezzo al campo Odegaard è determinante. Potrebbe sorprendere il Giappone che ha giocatori brevilinei e rapidi, adatti a soffrire meno il caldo umido che si troverà in Nord America durante il Mondiale. Potrebbero fare bene anche Marocco e Senegal». Il giocatore più atteso?«Yamal, anche se il suo rendimento dipenderà molto dal recupero dall’infortunio. Per lo spagnolo può essere l’evento della consacrazione definitiva per vincere il Pallone d’Oro. Sono molto curioso di vedere Olise su questo palcoscenico dopo la stagione straordinaria col Bayern Monaco. E poi due centrocampisti del Portogallo e del Psg: Vitinha e Joao Neves». Il Ct che la incuriosisce?«Ronald Koeman alla guida dell’Olanda. E ovviamente Carlo Ancelotti: sarà affascinante vedere cosa farà un italiano sulla panchina del Brasile». A quasi due mesi dall’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia, quali riflessioni fa sulla crisi del nostro calcio?«Bisogna ripartite dai settori giovanili, cambiare mentalità e investire sui nostri ragazzi. Bisogna avere più pazienza e fiducia nei nostri ragazzi anziché acquistare così tanti stranieri in Serie A assecondando le speculazioni tra dirigenti e procuratori. Bisogna lanciare i giovani italiani. Serve coraggio». Ha potuto rendersene conto da vicino.«Un paio d’anni fa, svolgendo il mio incarico per la Figc di supporto agli staff tecnici delle selezioni azzurre, ho avuto modo di fare il giro dall’Under 16 all’Under 20. Mi sono reso conto che abbiamo talenti. Solo che, arrivati all’Under 21, spariscono perché non giocano nei club. Li perdiamo così, non è vero che non li abbiamo. All’estero, invece, li buttano dentro senza paura». Le viene in mente un giocatore in particolare?«Domenica, mentre tornavo a casa da Milano, in auto sentivo la radiocronaca di Catanzaro-Palermo. Ha giocato un’ottima gara Mattia Liberali, un giocatore che conosco molto bene. Forse deve ancora migliorare fisicamente, ma è un ragazzo che già adesso può tranquillamente giocare in Serie A». Citando un altro giocatore, costretto a girare tanto prima di trovare spazio, c’è Ndour che domenica ha segnato un gol pesantissimo in Juventus-Fiorentina.«Un centrocampista moderno. Alla Fiorentina hanno lavorato bene con lui. Ha fatto un grande girone di ritorno. È un altro esempio lampante della mancanza di coraggio descritta prima». La vittoria della Fiorentina ci porta ad analizzare la crisi della Juventus: cosa ne pensa da ex calciatore bianconero?«Spalletti è stato bravo nel riportare alla Juventus un’idea di gioco e restituire consapevolezza della propria forza ai calciatori. A tratti la squadra è stata bella da vedere. Il problema è che è mancata la capacità di vincere le partite anche senza il bel gioco. In alcune situazioni, quando Yildiz non era al massimo, doveva venire fuori la personalità del resto della squadra. Non è possibile affidarsi solo alla bellezza del gioco». Nella rosa bianconera ci sono giocatori con queste caratteristiche?«Vlahovic in alcune situazioni ha dimostrato di averle, ad esempio quando è entrato col Verona. Anche Gatti e Locatelli. Non è possibile tirare 25 volte in porta e fare solo due gol, come è successo con Sassuolo e Verona. Bisogna riuscire a chiudere le partite. Servono cattiveria e fame». Spalletti ha cercato di minimizzare dicendo che comunque la Juventus andrà in Europa League: è rimasto sorpreso da quelle parole?«Sì, non le condivido. Le ho trovate stonate. È vero che l’ultimo scudetto ormai è distante sei anni, ma quando sei alla Juventus l’ambizione è sempre quella di guardare in alto. Sembrava che la prima esigenza dell’allenatore fosse quella di proteggere sé stesso e la squadra. Ma era appena successo che la Juventus aveva buttato via l’obiettivo contro la Fiorentina già salva. Non è davvero possibile accontentarsi». Dovrà cambiare qualcosa nella dirigenza per aumentare il senso di appartenenza?«Chiellini basta e avanza. Sa cosa fare e cosa dire alla squadra. E Spalletti non può essere messo in discussione: è un grandissimo allenatore. Ma vanno inseriti giocatori pensando anche al loro carattere e al lato umano: devono avere fame e essere funzionali al progetto di Spalletti. Solo così sarà possibile evitare di spendere soldi senza ritorni, come i 100 milioni complessivi per Koopmeiners e Openda. Servono trascinatori sul campo». A proposito di trascinatori del passato juventino, pensa che il ritorno sulla panchina azzurra di Antonio Conte, suo ex allenatore alla Juventus e in Nazionale, potrebbe essere la soluzione giusta?«Non so cosa farà Antonio. Dopo la partita di Pisa, ha lasciato dubbi fortissimi sulla sua permanenza al Napoli. Senza dubbio sarebbe il tecnico ideale per l’Italia in questa fase».
“Spalletti bravo, ma dichiarazioni stonate. Mondiali? Aspetto Ancelotti”
L’ex centrocampista, oggi talent Dazn, tra campionato e Usa 26: “Sarà affascinante vedere cosa farà un italiano sulla panchina del Brasile. La Francia parte in…







