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Ultimo aggiornamento: 13:42
Tutti i numeri possibili dicono che l’Italia del calcio, benché decadente, dovrebbe superare la Cayenna dei playoff e approdare al mondiale di Usa-Canada-Messico, evitando l’umiliazione della terza bocciatura di fila. Nell’ordine: il ranking Fifa (12esimo posto), il valore della rosa (846 milioni di euro), il monte stipendi annuale dei giocatori (102). Un abisso separa queste cifre dall’Irlanda del Nord, avversario della semifinale del 26 marzo 2026 (Bergamo) e dall’eventuale oppositore in finale cinque giorni dopo, uno tra Galles e Bosnia, a Cardiff o Zenica. L’Irlanda del Nord è 69esima nel ranking, il parco giocatori vale 82 milioni e i guadagni stagionali si fermano a quota 10,6 milioni: Retegui (16 mln) e Donnarumma (12) incassano da soli più di tutta la Green and White Army al completo. La Bosnia è 71esima nel ranking, la rosa vale 77 milioni e gli stipendi complessivi sono di 12 milioni. Il Galles è 32esimo nel ranking, il valore dei calciatori è di 180 milioni e il monte salari è di 23,6 milioni.
Il calcio però anche nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale non è solo questione di numeri. Componenti come carattere, esperienza, senso di appartenenza, orgoglio e ambizioni possono ridurre le differenze e ribaltare, in novanta minuti, i valori espressi dalle cifre. L’allenatore dell’Irlanda del Nord, Michael O’Neill, lo stesso che condusse la Green and White Army all’europeo 2016 – l’avventura finì agli ottavi nel derby britannico contro il Galles -, ha già iniziato la sua campagna di “mind games”, come si dice dalle sue parti: “Le aspettative e la pressione sono molto forti sugli italiani, quindi dovremo sfruttare questa situazione a nostro favore. L’Italia resta un peso massimo del calcio internazionale, ma noi abbiamo l’opportunità di andare a un mondiale e dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di coglierla. Quello che dirò ai miei giocatori è di non sprecare l’occasione”.








