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Marta Serafini

L’imprenditrice impegnata nella ong World Central Kitchen di José Andrés. Dall’inizio della nuova emergenza distribuiti 1,7 milioni di pasti agli sfollati

C’è un momento, nelle crisi, in cui il cibo smette di essere una faccenda domestica e diventa un presidio essenziale. Succede anche in Libano, dove la guerra e gli spostamenti forzati si innestano su una fragilità economica e sociale che dura da anni, aggravandola. Ma ogni tanto accade in guerra: bellezza e cura riescono a vincere su macerie e morte. È qui che entra in scena Chef Aline Kamakian: nella dimensione dell’emergenza, cucinare non significa soltanto preparare pasti, ma garantire continuità, un ordine minimo, una forma concreta di sopravvivenza quotidiana.

Kamakian, cuoca, imprenditrice e figura molto nota della gastronomia libanese-armena, ha trasformato una competenza privata in una risposta pubblica. Scrittrice oltre che chef, ha contribuito a rendere la cucina armena una presenza riconoscibile nel racconto gastronomico di Beirut, soprattutto attraverso i suoi ristoranti Mayrig e Batchig, indirizzi molto noti in città. Il suo lavoro nasce anche dalla memoria trasmessa in famiglia: ricette, gesti, tavole intese come luogo di identità e resistenza.