Cresciuti ne La Masia del Barcellona, sono legati da un talento sconfinato, ma rappresentano al momento due immaginari agli antipodi: abbiamo visto il primo consegnare a Trump una maglietta dell’Inter Miami con il suo nome e il secondo sventolare la bandiera della Palestina dal bus dello scudetto blaugrana. Le semplificazioni sono sempre da evitare. Ciò che è certo è che lo sport, ancora una volta, non può illudersi di ignorare i guai di questo mondoUno ha più del doppio degli anni dell’altro. Il primo ne compirà infatti 39 poco dopo l’inizio del Mondiale di calcio, l’altro venti di meno a sei giorni dalla finale. Come si dice in questi casi: potrebbe essere suo padre. Nonostante la distanza anagrafica tante cose li legano. Una su tutte: sono cresciuti sportivamente nella Barcellona di La Masia, il vivaio calcistico più famoso del mondo. Hanno dato del tu al pallone dalle stesse parti anche se vengono da continenti diversi: la Bajada di RosPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Valerio PiccioniRomano, giornalista cresciuto a Paese Sera e poi per 33 anni della Gazzetta dello Sport, ha seguito otto volte le Olimpiadi, otto volte il Giro d’Italia e nove il Tour de France. Fra i suoi libri, “Quando giocava Pasolini”, “La rivoluzione di Bikila”, “Il campione partigiano” e “Baci Olimpionici”. Con un gruppo di amici ha ideato la Corsa di Miguel, l’evento che da 25 anni ricorda la figura del maratoneta poeta argentino desaparecido Miguel Sanchez.
Il veterano e il ragazzino: Messi-Yamal ai Mondiali è anche una sfida politica
Cresciuti ne La Masia del Barcellona, sono legati da un talento sconfinato, ma rappresentano al momento due immaginari agli antipodi: abbiamo visto il primo consegnare a Trump una maglietta dell’Inter Miami con il suo nome e il secondo sventolare la bandiera della Palestina dal bus dello scudetto blaugrana. Le semplificazioni sono sempre da evitare. Ciò che è certo è che lo sport, ancora una volta, non può illudersi di ignorare i guai di questo mondo








