Quel 14 agosto 2018, vigilia di Ferragosto, mentre un temporale estivo si abbatteva su Genova, era di turno al nono piano di palazzo di giustizia, quello della Procura. E non sorprende, perché Massimo Terrile negli ultimi lustri è stato forse il più assiduo in tribunale. Mattina, pomeriggio, sera.
Di giorno feriale o nelle domeniche mattina in cui, nei corridoi semi-deserti del palazzo, a volte si avvertiva un tappeto di musica classica e lui era lì, mani sulla tastiera e scrivania sempre sgombra.
Così gli ultimi anni di carriera di un magistrato arcinoto per la sua preparazione, temuto e stimato insieme, sono stati segnati dall’indagine mastodontica sul crollo di ponte Morandi, e dal relativo processo, fino alla pensione del novembre 2024.
Fin dalle ore successive alla tragedia, mentre l’allora procuratore capo Francesco Cozzi teneva i rapporti con i media che prendevano d’assalto il suo ufficio, lui faceva interrogatori, studiava organigrammi, disponeva consulenze insieme al collega Walter Cotugno e alla Guardia di Finanza.
La porta del suo ufficio. però, (interrogatori a parte) era sempre aperta, e in quelle giornate convulse post crollo è sempre stato pronto a chiarire un qualche dubbio. Naturalmente senza svelare alcun segreto investigativo.







