Genova – Lunedì mattina l’immagine più plastica e dolorosa del cortocircuito che sta lacerando il cuore antico di Genova si è materializzata in via di San Donato, a pochi passi dai giardini Luzzati. Una scolaresca di bambini, zaino in spalla e cappellino colorato, procedeva in fila per due nel classico tour tra le bellezze medievali della città. Poco prima di costeggiare la facciata della storica chiesa, la maestra ha dovuto deviare la traiettoria. Sulle pietre del selciato c’era una vistosa macchia di sangue, i resti dell'ennesima notte di intemperanze, l'eco drammatica di un'aggressione consumatasi poche ore prima, mentre la città “normale” cercava di dormire.

La chiazza di sangue in via San Donato

I residenti, affacciati alle finestre o fermi dai portoni, osservavano la scena tra la rabbia e lo sconcerto. “Non se ne può più, siamo ben oltre il livello di guardia”, diceva un mamma indicando la scia scura sul pavimento. “Devono muoversi le istituzioni e devono farlo adesso, prima che ci scappi una tragedia”. Le notti brave e le nuove piazze di spaccio Il clima nei vicoli è pesante. La convivenza forzata con bande di ragazzini e giovani, alcuni dei quali addirittura minorenni, ha trasformato la quotidianità in un incubo. Non è microcriminalità, è proprio un’ondata di micro-gang giovanili che, spesso sotto l’effetto di alcol a basso costo e droghe, mettono a ferro e fuoco intere aree del centro storico. I racconti di chi abita qui descrivono dinamiche precise. Per molti di questi giovanissimi i vicoli intorno a via di San Donato e ai Luzzati sono una terra da colonizzare. Si radunano ogni sera, attratti dalla disponibilità di una movida sregolata che offre shottini a un euro e smercio e consumo di droghe. La voce del quartiere: lo sfogo di una madre Qui la gente ha paura. Lo spray al peperoncino lo hanno già in borsa tante donne che vivono nel quartiere (abbiamo già raccontato altre due storie, una è questa, l’altra è questa) e c’è persino chi sogna la possibilità di dotarsi di un taser per difesa personale (cosa vietata in Italia, il suo possesso è infatti normato come una vera e propria arma). L'episodio di sabato e la difficoltà dei controlli L’escalation criminale non risparmia nessuno e non conosce barriere di genere o di età. L'ultimo grave episodio, che ha surriscaldato gli animi e provocato quella pozza di sangue che ha choccato la classe, è avvenuto sabato sera nello Stradone, dove un ragazzo di appena 21 anni è stato aggredito da un piccolo branco. L’emergenza dei coltelli Ciò che ferisce maggiormente la popolazione è il senso di totale impunità in cui operano questi gruppi, talvolta a pochissimi metri dalle forze dell'ordine. Un residente racconta un episodio emblematico avvenuto venerdì sera: “C’erano tre agenti della Polizia Locale a controllare i documenti all’ingresso dei Luzzati ma a pochi metri l’attività di spaccio proseguiva e uno dei ragazzini coinvolti si è avvicinato con totale disinvoltura a un vaso di piante e ne ha estratto un coltellino che teneva nascosto all’occorrenza”. L'appello alle istituzioni La tensione ha superato il livello di guardia e le parole d'ordine che circolano tra i vicoli sono "autodifesa" e "esasperazione". La richiesta che sale dai caruggi è un cambio radicale di strategia: non più risposte formali basate sul conteggio delle denunce depositate, ma un presidio fisso, pattugliamenti dinamici ed efficaci, e un intervento strutturale che colpisca spaccio e filiera dell'alcol low cost. “Solo così si potrà restituire la sicurezza minima a chi, in questi quartieri storici, ha scelto di vivere e crescere i propri figli” conclude la mamma.