Raffaele Sollecito torna in tv e sceglie lo sgabello di Belve Crime, il programma di Francesca Fagnani in onda martedì sera su Rai 2, per parlare ancora una volta del delitto di Perugia. L’assoluzione definitiva arrivata nel 2015, insieme ad Amanda Knox, per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher non gli avrebbe mai davvero tolto di dosso l’etichetta di sospettato, se non addirittura di colpevole. «Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole», dice davanti alle telecamere, una percentuale che lui stesso rincara quando la conduttrice gli chiede se la divisione tra colpevolisti e innocentisti sia paritaria: «Il 70 per cento crede che io sia colpevole».

Contratti stracciati e vita divisa tra Berlino e la Puglia

Oggi Sollecito fa l’ingegnere informatico e divide la sua quotidianità tra Berlino e la Puglia, ma il peso della vicenda giudiziaria continua a riflettersi sul piano professionale. Come aveva detto anche al Festival di Open, Sollecito denuncia di non riuscire a sfuggire al fantasma di quella vicenda neanche all’estero: «Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava», racconta a Fagnani. Una zavorra reputazionale che, a suo dire, sopravvive alle sentenze: la decennale assoluzione non ha cancellato il sospetto pubblico, e l’identificazione di Rudy Guede come unico responsabile accertato dell’omicidio non sembra aver spostato di molto l’opinione comune.