Canberra ha ordinato a un gruppo di azionisti riferibili a investitori cinesi di vendere le proprie partecipazioni nel gruppo Northern Minerals, impegnato in particolare in progetti per la produzione di disprosio e terbio utilizzati nei magneti. Mentre si fa sempre più robusta la tela di accordi con Giappone ed Europa
L’Australia mette alla porta il Dragone, reo di aver allungato un po’ troppo le mani sulle terre rare nazionali. E si sa, di minerali critici il Paese dei canguri è ricco. E così, Canberra ha ordinato a un gruppo di azionisti riferibili a investitori cinesi di vendere le proprie partecipazioni nel gruppo Northern Minerals, impegnato in particolare in progetti per la produzione di disprosio e terbio utilizzati nei magneti. Negli ultimi anni Northern Minerals è entrata nel mirino di alcuni investitori asiatici e già nel 2024 il governo australiano era intervenuto per costringere altri gruppi a cedere le proprie quote. Il pressing aveva dato i suoi frutti, al punto che lo scorso anno la stessa società mineraria, nel timore di essere oggetto di un tentativo di take over da parte dello Stato, ovvero una nazionalizzazione, si era sottoposta all’esame della commissione competente per la valutazione degli investimenti esteri.













