Domenica di maggio, inedito pranzo a cinque portate calcistiche per sublimare la nuova primazia del tennis e il conseguente downgrade del calcio di Serie A. In tavola è servito l’accesso alla Champions League, e il digiuno probabilmente investirà la Juventus, caduta malamente allo Stadium contro la Fiorentina: quello vissuto da Luciano Spalletti è uno psicodramma (oppure psicoreato? Cfr. Bluvertigo) che va al di là delle recriminazioni per i due goal annullati. Il flop bianconero non nasce certo oggi, bensì data almeno all’acquisto di due centravanti deficitari - Jonathan David e Lois Openda - oltre al mancato allestimento di un centrocampo degno di questo nome accanto allo stoico Manuel Locatelli e al tappabuchi Weston McKennie.Eppure, proprio l’attaccante belga ex Lipsia, da tempo fuori dai radar di “Lucio”, potrebbe avere un posto significativo nella storia stagionale del club, qualora la Juve riuscisse ad azzannare ancora uno dei due posti non ancora assegnati: non le sarebbe sufficiente una vittoria nel derby (calendario ironico nel farle affrontare le rivali storiche alle ultime), bensì occorrerebbe il mancato successo della Roma in casa del già retrocesso Hellas Verona. Che da quando è ufficialmente in B ha preso a giocare bene e a far segnare Kieron Bowie: in tal caso, decisivo sarebbe il gol che proprio Openda, “eroe” suo malgrado, realizzò all’andata contro i giallorossi, a fronte del 3-3 dell’Olimpico firmato da Federico Gatti in extremis. Openda, Gatti, in questo caso anche l’ironia è un sovrappensiero.Pure la firma del Milan sopra la probabile qualificazione nella massima coppa europea (è in vantaggio di punti e ospiterà il Cagliari salvo) ha i connotati di un comprimario che si è mangiato tanta panchina: Zachary Athekame è l’ennesimo protagonista inatteso, come Alberto Moreno a Como, che riesce dove i compagni di tanto nome non sfondano. Just for one day, come l’omonimo del centravanti gialloblu. Chi passeggia al piccolo trotto, in un delle ormai non sorprendenti sei vittorie in trasferta, è invece il Napoli, che risolve la pratica Pisa entro pochi minuti e conferma la prenotazione continentale: pare che sopra la sua panchina possa sedere di nuovo Maurizio Sarri, Aurelio de Laurentiis è andato a cercarlo perché in Italia e nel calcio niente finisce mai davvero.Va da sé che nella stentata primavera preturistica si pensi più ai vicini Mondiali, o addirittura alla prossima stagione: debuttano le future jersey da gioco, aumentano i sedili rimasti vuoti negli stadi, lo spezzatino televisivo diventa sempre più indigesto da seguire. Ma poi ci si mette un tourbillon come Sassuolo-Lecce, vietato ai deboli di cuore, per restituire tutte le emozioni che il pallone sa ancora dare: giallorossi in trasferta come in casa, goal annullati, magie di tacco, errori offensivi, ribaltamenti di fronte e il quasi passaporto staccato da Nikola Štulić, un altro di quelli con più di qualcosa da farsi perdonare nella stagione. Mancano novanta minuti, come sempre raggruppati per obiettivo: com’è se retrocede un (Floriani) Mussolini, in luogo del buon Eusebio Di Francesco?