Il panorama del trasporto pesante, finora orientato quasi esclusivamente verso i camion elettrici a batteria, potrebbe trovarsi di fronte a una svolta tecnologica inaspettata. Un team di ricercatori dell’Università Otto-von-Guericke di Magdeburgo, guidato dal professor Hermann Rottengruber, sta infatti sviluppando un motore a combustione interna alimentato a idrogeno con una caratteristica rivoluzionaria: il funzionamento a ciclo chiuso.

A differenza dei propulsori tradizionali, questa tecnologia non prevede un vero e proprio tubo di scarico, aprendo nuove possibilità per settori difficili da elettrificare come il trasporto a lungo raggio, le macchine agricole, i mezzi da cantiere e le applicazioni navali.

Come funziona il ciclo chiuso

Il principio di funzionamento si discosta radicalmente da quello di un comune motore diesel. Se quest’ultimo aspira aria ed espelle gas di scarico dopo la combustione, il sistema sviluppato a Magdeburgo utilizza una miscela chiusa di idrogeno, ossigeno e argon.

L’argon, un gas inerte, gioca un ruolo fondamentale: sostituisce l’azoto solitamente presente nell’aria, evitando così alla radice la formazione di ossidi di azoto (NOx), che rappresentano uno degli inquinanti più critici dei motori termici tradizionali. Una volta avvenuta la combustione, il sistema provvede a raffreddare la miscela, separa l’acqua prodotta (unico scarto diretto della reazione tra idrogeno e ossigeno) e rimette in circolo i gas restanti nel circuito. In questo modo, teoricamente, non vi è alcuna emissione diretta verso l’ambiente esterno.