Nella confusione dell’instabilità geopolitica nata dal conflitto scatenato dall’attacco Usa-Israele contro Teheran nel febbraio scorso, assistiamo alla nascita di nuovi e profondi riequilibri nell’area del Medioriente, che include i Paesi del Golfo Persico; uno di questi fenomeni emergenti, a nostro avviso collocabili tra la diplomazia di sopravvivenza e la messa a fattor comune degli elementi valoriali che accomunano le culture islamiche dei due Paesi, lo possiamo misurare dai nuovi rapporti determinatesi tra Pakistan ed Egitto, definiti dalla stampa pakistana come “profondamente fraterni”.

Da queste considerazioni condivise da Islamabad e Il Cairo scaturisce la discendente linea politica legata alla necessità di intraprendere un comune percorso finalizzato a concretizzare le attività per rendere questi legami quanto più duraturi possibili e, nel contempo, indirizzare i risultati conseguiti su comuni obiettivi.

In questa cornice di fermento diplomatico, quindi, si viene ad inserire l’annuncio fatto dal Ministro Federale dell'Interno pakistano, Mohsin Naqvi, che sabato scorso nel suo dicastero ha ospitato una delegazione egiziana di alto livello: "Il Pakistan attribuisce un'enorme importanza alle relazioni fraterne con l'Egitto; faremo passi solidi e pratici per rafforzare ulteriormente questi legami". Naqvi ha poi concluso il suo intervento destinato alla stampa pakistana, annunciando che una delegazione pakistana visiterà molto presto l'Egitto per esplorare nuove vie di cooperazione in “aree di interesse comune”.