Attorno alla candidatura dell’Italiano Maurizio Martina alla guida della Fao (Food and Agriculture Organization) si sta registrando un cortocircuito che interessa soprattutto la sinistra europea e in particolare il Partito democratico. Il nome dell’attuale vicedirettore generale dell’Agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura è stato messo sul tavolo due mesi fa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e da quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. A margine del Consiglio Ue che si è svolto a Bruxelles alla fine di febbraio, i due membri del governo Meloni hanno comunicato formalmente la candidatura dell’ex segretario del Pd alla successione del cinese Qu Dongyu alla guida della Fao spiegando che anche se Martina ha «una storia politica differente dalla nostra abbiamo ritenuto che l’Italia meritasse di avere quel ruolo e che possa meritare ancor di più, di avere un ruolo di guida di un’organizzazione internazionale di livello che ha la sede a Roma». Nella Fao, ha spiegato ancora Lollobrigida, «il collega, essendo stato ministro dell’Agricoltura anche lui prima di me, potrà rappresentare al meglio l’interesse generale di un’organizzazione che deve affrontare temi legati alla sicurezza alimentare, con particolare riferimento all’agricoltura».