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Diritti LGBTQI+

Era l’11 maggio 2016: le piazze italiane si riempivano, la Fontana di Trevi si accendeva con i colori dell’arcobaleno e in Parlamento veniva approvata la legge sulle unioni civili, sotto il governo Renzi. Per la prima volta in Italia veniva concessa alle coppie omosessuali la possibilità di vedere tutelato dallo Stato il proprio legame, con diritti e doveri come la comunione dei beni, l’obbligo di assistenza materiale, i diritti di successione, la pensione di reversibilità e molto altro.

Ma, mentre la comunità Lgbtqia+ festeggiava questo riconoscimento, tra loro c’era già chi, come Daniela Ghiotto, oggi consigliera del direttivo di Famiglie arcobaleno, parlava di una "vittoria che sa di sconfitta". Una visione legata all'assenza nel testo definitivo della stepchild adoption – l'adozione del figlio del partner – il cui articolo era stato al tempo stralciato durante il dibattito parlamentare. Il tema delle adozioni è stato eliminato dal testo sulle unioni civili a causa dello scontro politico sulla gestazione per altri, che rischiava di bloccare l’approvazione della legge in aula. A dieci anni da quel primo traguardo, il Parlamento non si è più pronunciato in via definitiva su alcun provvedimento che allarghi le tutele della comunità arcobaleno. Chi, come Daniela e sua moglie Valentina si è unito civilmente e ha poi deciso di creare una famiglia, ha potuto contare solo sulle sentenze dei giudici per vedersi riconoscere il diritto alla genitorialità.