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Gaia Piccardi

Dopo la vittoria agli Internazionali e la conquista del Golden Master a 24 anni, Sinner pensa alla famiglia e al Roland Garros: «La felicità è fermarmi, ma solo 2-3 giorni. Se arrivo felice al prossimo torneo ma senza focus, magari perdo»

L’abbiamo aspettato facendoci ubriacare di palleggi da Borg e dai sudamericani, resistendo all’invasione dei terricoli spagnoli e degli americani con la dinamite nel braccio; poi abbiamo attraversato la selva Nadal: dieci vittorie al Foro, alternandosi con Djokovic e pochi altri.

Nel 2025 l’estro di Alcaraz è stato un pegno da pagare. Ieri, sulla rincorsa di quattro Master 1000 stagionali, finalmente è arrivato lui, e il buco spaziotemporale tra 1976 e 2026 è sparito nell’abbraccio tra antenato ed erede, ragazzo del futuro e grisaglia vintage, Jannik Sinner e Adriano Panatta. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha avuto il suo ruolo nell’alzare la quota di emozioni. Ha sorvolato sullo sgarbo dell’anno scorso, quando il numero uno reduce dall’Australia gli diede buca per stanchezza e poi si fece fotografare sugli sci; è venuto al Foro. «È un onore, signor Mattarella — ha detto in pubblico il campione tornato bambino —. In qualche modo con lei riesco sempre a mettermi in posizioni non piacevoli...». Strappo ricucito.