Alla fine è una gioia comune, condivisa, nazional-popolare, spontanea. Solare. Un sentimento che circolava nell’aria e che alle 19,09 di una domenica decisamente diversa dalle altre, quando Jannik Sinner cala l’ultimo diritto vincente, batte Casper Ruud 6-4 6-4 - e dopo cinquant’anni dichiara ufficialmente chiuso il lungo inverno della nostra nostalgia -, trasforma una Terra lungamente Promessa in un Paradiso ritrovato. Le musiche sparate dal dj, il ciuffo commosso di Adriano Panatta, il Foro italico che pulsa, mamma Siglinde che assiste al trionfo con gli occhi coperti («La vedevo dal campo, è già tanto che sia rimasta lì»). La chioma bianca del Presidente della Repubblica che sorride, applaude, approva. «Mi emoziono sempre quando c’è il signor Mattarella, trovo sempre il modo di mettermi in situazioni difficili», ammette Jannik, arrossendo anche sotto i capelli. E quel «signor» sfiora la gaffe istituzionale ma sdogana un’allegria ulteriore. Allora è tutto vero: l’incantesimo è sciolto, la Volpe non solo ha vinto il quinto Masters 1000 del 2026, il sesto consecutivo, il terzo sulla terra di un anno già memorabile (prima di lui c’era riuscito solo Nadal nel 2010). Ma ha vinto gli Internazionali d’Italia, mezzo secolo dopo la rivoluzione di Panatta. Non è stata facile, non come ci si aspettava. Ruud, che dodici mesi fa qui nei quarti contro Sinner aveva rimediato la miseria di un game, stavolta ne ha strappati otto, andando subito avanti di un break nel primo set (2-0), riuscendo per un set a sfruttare le emozioni dell’Invincibile, a inchiodarlo a sorpresa sulla diagonale del rovescio. Un Sinner umano, molto umano, che già come gli era capitato contro Medvedev sperimentava l’inevitabile pesantezza dell’essere favorito, anzi strafavorito, nel torneo di casa, davanti a un pubblico che da lui si aspetta solo e sempre un conto pagato con la felicità. Jannik ha impiegato 40 minuti a smagarsi, mentre l’ombra scivolava dalle tribune fino ad allagare il campo; a ritrovare la consueta inesorabilità. Qualche errore (quindici i gratuiti), uno smash slabbrato, che alla fine però sono giusto dettagli minori di un affresco storico. «Ve lo dico da tennista», sorride Ruud, accolto dagli applausi caldi che si riservano sempre agli avversari sconfitti con onore. «Quello che sta facendo Jannik è pazzesco, difficile da credere. Ma i complimenti li merita anche la federazione italiana, perché dietro a lui ci sono sei o sette grandi giocatori. Nel calcio - aggiunge poi concedendosi una frecciatina bonaria - fra Italia e Norvegia le cose sono un po’ diverse...». Ironia che il pubblico gli perdona in fretta quando Casper parla della figlia avuta da poco e dal piacere di giocare a Roma. I due carabinieri in alta uniforme vigilano come in una canzone di De André mentre il Presidente Mattarella chiacchiera con Jannik: uno dei tanti giovani, viene da pensare, a cui si è rivolto nel messaggio di Capodanno. Dopo si intratterrà privatamente con Simone Bolelli e Andrea Vavassori, co-protagonisti del trionfo: «Complimenti per la vittoria combattuta, ancora più bella. Il successo in singolo e in doppio è un en-plein». Ma in campo il «signor» Sergio è solo il Primo Tifoso, il talismano del nostro sport, l’ospite più gradito di un centrale trasformato in Piazza Italia. E difficilmente, crediamo, questa volta il «signor Sinner» rifiuterà un nuovo (possibile? probabile?) invito al Quirinale. A breve lo aspettano due o tre giorni di riposo, non di più, e poi, dopo il Giro d’Italia, quel Tour de France tennistico che si chiama Roland Garros, l’ultima delle «classiche» del tennis che ancora gli manca, l’obiettivo dichiarato della stagione. Con Alcaraz ancora in bacino di carenaggio è il vero, unico, grande favorito, sicuro di restare numero uno almeno fino a dopo Wimbledon; ed è proprio in questa apparente banalità del vincere, che oscura la feroce routine dei fuoriclasse, che si nasconde l’impresa eccezionale: quella di restare normale, di non arrendersi alla fatica di essere Jannik Sinner. Un alieno, sì. Ma l’alieno della porta accanto.
Sinner re di Roma
Leggendario Jannik, trionfo agli Internazionali 50 anni dopo Panatta. La gag con il Presidente: “Con il signor Mattarella mi emoziono sempre”










