È l’esemplare dell’insetto più antico mai ritrovato: la loro lanterna illuminava le notte dei dinosauri e la bioluminescenza esisteva già durante il Cretaceo
La zanzara di Jurassic Park, dal cui intestino fu recuperato il Dna del primo dinosauro, aveva subito il medesimo destino di questa lucciola: «da viva» era finita in una goccia di resina che scendeva da qualche albero nella foresta e che si era presto solidificata, diventando la piccola pietra dal tipico colore caldo che conosciamo. Ora la scoperta di questo fossile straordinario promette quantomeno di riscrivere le teorie di paleontologia e di entomologia: questa lucciola perfettamente conservata in un frammento di ambra del Myanmar rappresenta la più antica evidenza fossile del coleottero mai rinvenuta sul nostro pianeta. I primi studi si concentrano in particolare sulla lanterna, cioè l'organo luminoso dell'insetto, chiaramente visibile e perfettamente sviluppato, del tutto simile peraltro a quello di varie famiglie di lucciole dei giorni nostri. Questo dettaglio anatomico dimostra in modo inequivocabile che la bioluminescenza — la capacità di produrre luce fredda — era già pienamente attiva durante il Cretaceo.
Perché la resina è una macchina del tempoA differenza dei normali fossili sedimentari che si formano nelle rocce e che spesso schiacciano o alterano i resti biologici, la resina degli alberi preistorici agisce come un mezzo di conservazione tridimensionale perfetto. Il processo chimico di fossilizzazione della resina ha escluso l'ossigeno e quindi bloccato la decomposizione batterica e rimosso l'umidità, pietrificando l'esemplare. Nei milioni di anni successivi, la resina si è trasformata in copale (lo stato intermedio) e infine in ambra solida, proteggendo l'insetto dalle immense pressioni tettoniche e dai cambiamenti climatici che hanno sconvolto la superficie terrestre.








