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Lorenzo Padoan

Solo dall'Alto Adige si muovono ogni giorno oltre 1.200 persone verso il Canton Grigioni: i nodi della tassa sulla salute e dei contributi

Decine di migliaia di italiani, ogni giorno si svegliano, fanno colazione e accompagnano i figli a scuola in Italia. Poi salgono in macchina, fanno qualche chilometro, superano il confine e timbrano il cartellino in uno stato straniero. La maggior parte sono lombardi, ma una quota ben radicata parte anche dall’Alto Adige, soprattutto dalla Val Venosta: «Dalla provincia di Bolzano parliamo di circa 1.200-1.250 frontalieri, quasi tutti diretti nel Canton Grigioni», spiega Pancrazio Raimondo, segretario generale della Uil Frontalieri. La Svizzera, pur aderendo a Schengen, resta fuori dall’unione doganale dell’Ue e mantiene quindi controlli doganali alla frontiera. Nulla di invasivo, è come un casello di entrata in autostrada.

Gli accordi tra gli StatiPiù complicato e controverso è il carico fiscale. C’è una data che cambia tutto, un confine normativo invalicabile e ben più gravoso della dogana fisica, il fatidico 17 luglio 2023. Negli annali resterà come il giorno dell’anticiclone Caronte: 36 gradi a Milano, 39 a Roma, 42 a Taranto. Si alzano le temperature, si alza la tassazione. È il limes dell’accordo tra Roma e Berna, il sistema fiscale dei frontalieri si divide in due. Chi al 17 luglio 2023 lavora già nello Stato elvetico, o vi aveva lavorato almeno una volta tra il 31 dicembre 2018 e quella data, rientra nel regime transitorio dei vecchi frontalieri. «Vengono tassati in modo esclusivo in Svizzera, che è indubbiamente una tassazione vantaggiosa rispetto al regime fiscale italiano», sintetizza Raimondo. Chi ha iniziato dopo è invece un nuovo frontaliere e la differenza è sostanziale. Per i nuovi frontalieri, vale la tassazione concorrente tra i due paesi. E si sa, laddove vi è una concorrenza fiscale in cui a prevalere è l’aliquota più alta, l’Italia è quasi imbattibile. Sono tassati dapprima dagli elvetici alla fonte e poi in Italia, che riliquida quel reddito secondo le proprie regole e scomputa quanto già versato oltreconfine, evitando la doppia imposizione. Per i nuovi frontalieri, quindi, il prelievo svizzero diventa il primo passaggio, quasi un acconto, di una tassazione che si completa in Italia, dove il carico fiscale è più alto.