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4 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:09
A volere la “tassa sulla salute” per i lavoratori frontalieri, ormai, è rimasta solo la Regione Lombardia. Piemonte, Alto Adige e Valle d’Aosta hanno già annunciato che non aderiranno alla nuova norma, pensata due anni fa dal governo Meloni ma resa operativa solo a fine 2025 da un decreto. D’altronde, la regione amministrata dalla giunta Fontana è stata sempre la principale sostenitrice dell’introduzione del nuovo prelievo. E se ne comprende facilmente il motivo, considerando che, secondo le stime, il gettito atteso per la Lombardia oscilla tra i 100 e i 150 milioni di euro l’anno. Ma le critiche alla misura piombano da tutte le parti. I sindacati, sia italiani che elvetici, parlano di incostituzionalità della legge, poiché si configurerebbe l’ipotesi di una doppia imposizione fiscale per il lavoratore – che paga già le tasse in Svizzera -, in violazione alle regole Ocse e all’accordo tra i due Paesi. Mentre dal Canton Ticino, il consigliere di Stato Christian Vitta, esponente del Partito liberale radicale, propone di sospendere gli oltre 100 milioni di euro di ristorni con cui ogni anno la Svizzera “ripaga” Roma del lavoro, e delle tasse, dei frontalieri italiani. Un potenziale boomerang che va ad acuire le ruggini tra i due Paesi, già emerse nelle scorse settimane con il dramma di Crans-Montana.






