Carolina partiamo dalla storia di Vocàlia, un album che è architettura sonora ma anche un atto di amore verso la vita e il futuro: come è nato il tuo quarto album?

Nasce dall’esigenza di creare qualcosa di nuovo e stupefacente in primis per me, sono io che cerco nuove strade affinché nasca qualcosa che evolve e che possa rimanere nel futuro. Prima ho abbozzato idee compositive che hanno preso forma coerente e coesa quando ho scelto di mettere al centro di tutto un denominatore, cosa particolare nella mia carriera artistica sfaccettata, e ci ho messo quello che mi motiva ovvero la voce come strumento che può diventare collettività.

La voce al centro di tutto?

Ho radicalizzato l’idea della voce come unico strumento ed è quello che ha portato a Vocalia. La voce si tramuta in strumento e ha al suo servizio una forma canzone, si sviluppa sia melodicamente che armonicamente, dunque in modo orizzontale e verticale. Le mie ricette vocali si sono sviluppate per ogni canzone e in blocchi di un’ora e mezzo nascevano arrangiamenti vocali, sfruttando la capacità di usare al massimo il poco tempo che avevo.

Una procedura assolutamente rara nel mondo musicale e unica per quella che è la tua storia artistica.