di
Paolo Condò
La Fiorentina gela i bianconeri, sorpassati anche dal Como. La Champions per Spalletti adesso è davvero lontana. Le rivali festeggiano ma nessuno è davvero al sicuro
Ha sentenziato Scott McTominay, colpendo di giustezza a Pisa e liberando presto il Napoli dall’ansia. Ha urlato Gianluca Mancini, autore di due gol brutali nel derby. Ha risposto Christopher Nkunku, guadagnando e trasformando il rigore del sollievo milanista. Ha esultato Alberto Moreno, decisivo per tenere in quota il Como. Ma nel mezzo di questo concerto, amplificato dalla contemporaneità delle partite, il suono più rumoroso è stato il silenzio tombale della Juventus.
In una situazione che s’era messa male dopo mezz’ora per errori specifici (Koopmeiners che non scatta per recuperare Ndour, Di Gregorio che si lascia sfilare il pallone accanto) nessuno ha trovato la personalità per ribellarsi, e questo malgrado le notizie dagli altri campi chiarissero ogni minuto di più che il posto in Champions stava svanendo. Ora che al traguardo ne mancano soltanto 90 la Juve, che era entrata in campo da terza in classifica, si ritrova addirittura sesta, dipendente non da uno ma da almeno due colpi di scena nell’ultima pagina del libro, perché il Como in stagione l’ha battuta due volte e il primo dei non eletti è diventato lui.











