Nicola Piovani è stato grande ospite della nostra Arena. In dialogo con Luca Valtorta ha presentato il suo libro Volano le canzoni (La Nave di Teseo), dove ha raccontato la storia diverse canzoni, note e non, da Quella cosa in Lombardia di Franco Fortini e Fiorenzo Carpi ad Azzurro.
Dal palco ha ragionato su musica e intelligenza artificiale. “Quando si produce musica banale l’intelligenza artificiale è inarrivabile. Faccio questo esempio: se nel 1962 fosse esistita l'IA, in un film western di serie B le si poteva dare il compito di costruire una colonna sonora e avrebbe fatto una musica perfetta con i corni, i violoncelli, i cori alla maniera di Dimitri Tiomkin.
“Ma l'intelligenza artificiale non c'era e allora affidarono la colonna sonora a un giovane musicista emergente, che usò la chitarra elettrica e lo scacciapensieri, producendo qualcosa di impensato: un'invenzione così l’intelligenza artificiale non la fa. Per cui se vogliamo continuare a lavorare inventiamo e non copiamo, evitiamo di fare la musica fotocopia. Ah, quel giovane musicista si chiamava Ennio Morricone”.
Il maestro è poi tornato su un argomento per lui importante: l’inquinamento acustico.
“L’anno scorso vado a godermi un tramonto in una spiaggia in Sardegna. E non c’era una sola musica in sottofondo ma ben due, provenienti da stabilimenti diversi. Oggi la maggioranza delle persone ama mangiare i cannelloni con Leonard Cohen o Pupo di sottofondo. Nel caso di Cohen, per dire, è umiliante per l’artista che i suoi versi così belli siano ascoltati mentre la gente si passa il parmigiano!”.








