Prima del ponte dell’Ascensione, una delle tante pause che in Francia rompono il ritmo scolastico, mercoledì scorso l’insegnante di un liceo pubblico di Parigi ha rivolto ai ragazzi una nuova raccomandazione: «Scrivete bene, in modo chiaro e leggibile, perché lunedì il vostro compito sarà corretto dall’intelligenza artificiale». Quel liceo partecipa a una sperimentazione più ampia decisa dal ministero dell’Istruzione, e condotta in 20 istituti della regione di Parigi in collaborazione con la start-up Ed.ai. Fondata nel 2024 da Jonathan Banon, Cédric Bignon e Rémi Mazières, Ed.ai l’anno scorso ha raccolto 1,7 milioni e invita i docenti a «dedicare meno tempo alla correzione spendendone di più nell’accompagnamento personalizzato degli studenti. Ed.ai vi assiste ma vi lascia al comando in ogni tappa del processo».
Come sempre in questi casi, l’idea è affidare all’intelligenza artificiale il «lavoro sporco», la prima revisione del compito, lasciando all’insegnante la responsabilità finale di affinare il giudizio e ponderare il voto sulla base di criteri meno quantitativi, come la progressione dell’allievo o la gravità dell’errore. Resta il dubbio che alleviare la mole di lavoro degli insegnanti, ingiustamente sottopagati anche in Francia, non basti a rilanciare una scuola pubblica sempre più svilita e criticata. Senza contare l’esempio offerto ai ragazzi, per i quali invece l’intelligenza artificiale resta vietata.








