Una scuola piemontese scrive al sindaco di Mongiana dopo l’ascolto in aula del brano di Bennato, gli storici insorgono: «Mito neoborbonico»
Un caso didattico scoppiato in una scuola primaria piemontese riaccende il dibattito pubblico sull’uso della storia nelle aule scolastiche e sulla penetrazione delle tesi revisioniste neoborboniche nei programmi educativi. La vicenda prende le mosse dal plesso di Moriondo, facente capo all’Istituto Comprensivo di Andezeno, in provincia di Torino. Durante un modulo multidisciplinare dedicato alla conoscenza della Calabria, una classe quinta ha ascoltato in aula il brano musicale “Mongiana” del cantautore Eugenio Bennato. Affascinati dal testo, gli alunni hanno successivamente indirizzato una lettera al sindaco del piccolo centro delle Serre calabresi, Francesco Angilletta, manifestando profondo rammarico per il destino delle antiche ferriere locali, che secondo la narrazione proposta sarebbero state smantellate e lasciate decadere deliberatamente dal governo unitario dopo l’Unità d’Italia per favorire gli insediamenti industriali del Nord.
La reazione dello storico Armino
La lettera dei bambini, inizialmente ripresa con favore da alcune testate giornalistiche locali, ha sollevato la ferma reazione di diversi storici e accademici, che hanno ravvisato nell’episodio un segnale preoccupante di svalutazione del rigore scientifico nella formazione dei giovanissimi. Lo storico Pino Ippolito Armino, che ha dedicato diversi studi alla storia del Regno delle due Sicilie e dell’Italia meridionale, ha preso formalmente posizione scrivendo alla dirigente scolastica, Cristina Brovedani, per contestare il fondamento delle tesi veicolate in classe. Armino ha espresso viva preoccupazione non soltanto per la singola inesattezza fattuale, ma per la conclusione storiografica che un simile approccio rischia di sedimentare nelle coscienze degli studenti: l’immagine di un Mezzogiorno esclusivamente conquistato, passivo e privo di protagonismo all’interno della complessa pagina del Risorgimento nazionale. Una lettura che lo studioso definisce priva di fondamento documentale.







