Oltre 8 milioni di specie condividono il nostro pianeta. Sarebbe un peccato comprendere il linguaggio di una sola di esse. Capire gli animali potrebbe aiutarci a decifrare alcuni dei misteri della natura e a sentirci meno soli

In queste ultime settimane, negli Stati Uniti, è diventata virale la Fluent Pet, una sorta di tappetino con una serie di grossi pulsanti: il proprietario del cane personalizza ogni pulsante registrando una parola chiave diversa (i nomi dei familiari e del cane stesso, casa, pappa, parco, gioia, sonno…). Quando i cani hanno appreso come riconoscere i pulsanti (in base alla loro posizione e al colore), pigiandoli, riescono a formulare frasi di senso compiuto: «Dove è papà? Andiamo a spasso?». Del resto, la gorilla Koko, nata nel 1971 allo zoo di San Francisco, comprendeva oltre 2000 parole in inglese e si esprimeva tramite un migliaio di espressioni nella lingua dei segni. Dopo aver scritto e decriptato codici fino a quel momento impossibili, dopo aver cominciato a tradurre in tempo reale centinaia di lingue, può la AI almeno avvicinarsi a comprendere il linguaggio animale?

Quello degli animali è definibile come «linguaggio»?Gli animali possiedono un vero linguaggio o soltanto un insieme di segnali istintivi? Secondo gli etologi, gli animali comunicano in modi molto complessi, pur se diversi da quello umano. La tecnologia ha già migliorato la nostra comprensione di molte specie. Nell’attesa di capire se anche lo scodinzolare possa essere considerato una vera e propria espressione di linguaggio, l'AI può aiutarci a individuare le strutture della comunicazione, sia verbale che non verbale, suggerendo l'esistenza di elementi linguistici.