Firenze, 17 maggio 2026 – “Quando avevo il ciuccio in bocca cercavo già di far ridere la gente”. Gianmaria Vassallo, il ragazzo venuto dal passato, vive oggi il suo personalissimo ’ritorno al futuro’ non a bordo della DeLorean che strapazzò nel tempo Michael J.Fox bensì su una felliniana carrozzella di ’spadariana’ memoria dov’è “delizios andar sottobraccio alla mia bella”. I suoi sketch – freddure in maschera accompagnate da una mimica facciale istrionica e una spolverata di nonsense per cui scomodiamo perfino tocchi di Jannacci – sono impastate di un toscano arcaico, rotondo e affilato, perduto per i più, ruvido nei volti periferici e popolari, forbito e spiccio nelle caricature fiorentine più spocchiose. Viene da chiedersi come un ragazzo del 1995, cresciuto negli anni in cui gli smartphone hanno scandito i ritmi di una generazione, somigli oggi a un geniale Stenterello novecentesco, vispo, arguto e linguacciuto. Meglio chiederlo a lui.
Vassallo, dov’è nato?
“All’ospedale. E poi dopo m’hanno portato a casa”.
Alè. Battuta pronta. E dov’è cresciuto?
“A Signa fino ai 6 anni, poi a Poggio a Caiano. Ho toccato i tasti più rudi del contado, il mio parlare non è un fiorentino puro ma della Piana”.







